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Data: 21/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Legge di stabilità - L’azzeramento dell’aumento Iva più costoso dell’Irpef

Fisco, per coprire le modifiche
ancora 2 miliardi da trovare

ROMA Un paio di miliardi da trovare nel 2013, per togliere l’effetto retroattivo alla stretta su detrazioni e deduzioni Irpef. Di più, 3,3 miliardi sempre quest’anno e il doppio a regime per i successivi, per cancellare completamente l’aumento Iva, obiettivo che sembra essere piuttosto condiviso all’interno della maggioranza. Ma se il governo si dovesse davvero convincere a fare marcia indietro, ritornando alla propria impostazione iniziale e annullando del tutto l’operazione Irpef, mancherebbero ancora poco meno di due miliardi per far quadrare i conti. Nella partita potrebbero entrare anche le risorse destinate alla produttività, nel caso in cui non sia raggiunto entro l’anno l’accordo tra le parti sociali.
Azzerare l’aumento Iva, già dimezzato dal precedente decreto sulla spending review, era fino a non molto tempo fa l’obiettivo dell’esecutivo. Poi invece si è scelto di limitarlo a un punto nel 2013 (le aliquote avrebbero dovuto subire un incremento di due punti dal prossimo mese di luglio, destinati a diventare uno solo da gennaio 2014). Contemporaneamente è stato messo in campo un intervento sull’Irpef che a regime vale un minor gettito circa 6 miliardi per la riduzione delle due prime aliquote, in piccola parte compensati da circa 1,1 derivanti dalla stretta su detrazioni e deduzioni. L’effetto sui primi due anni è però differenziato, a causa del meccanismo acconto-saldo con cui viene versata l’Irpef.
Dunque riportando tutte queste pedine al loro posto il governo avrebbe una disponibilità di quasi 4,9 miliardi. Per coprire la totale cancellazione dell’aumento Iva ne mancherebbero quindi più o meno 1,7. La somma richiesta è però minore nel 2013-2014 (attorno al miliardo) per le asimmetrie dei versamenti già ricordate e per il fatto che - limitatamente al prossimo anno - metà dell’incremento è già stato rimosso.
Dove trovare queste risorse? Non sarà facile. Ulteriori risparmi di spesa nella linea di quelli avviati dal super-commissario Enrico Bondi sono difficili da ottenere nell’immediato. Né si può pensare di fare affidamento su una voce come la riduzione della spesa per interessi che seppur possibile e auspicabile è per sua natura incerta.
Nel cassetto resta il piano Giavazzi, la razionalizzazione degli incentivi alle imprese a cui l’economista della Bocconi ha lavorato per mesi: un’operazione che però produrrebbe risparmi inferiori a quelli ipotizzati in un primo tempo, probabilmente intorno al miliardo.
Nel caso non vada in porto l’accordo tra le parti sociali sulla produttività, potrebbero rientrare in gioco le risorse che erano state stanziate per finanziare la detassazione di premi e incentivi. Si tratta di un importo poco più che una tantum, per quanto rilevante: 1,2 miliardi il prossimo anno e 400 milioni nel 2013. La legge stabilisce esplicitamente che vadano a riduzione del deficit se il governo entro il prossimo 15 gennaio non avrà adottato il decreto per le concrete modalità di attuazione, oppure se non avrà destinato queste somme ad un altro utilizzo.
Ma l’elenco delle esigenze è destinato ad allungarsi. In Parlamento non è vista di buon occhio la tassazione delle pensioni di guerra, che può addirittura essere incostituzionale in quanto questi trattamenti avrebbero natura risarcitoria e non di reddito. Tornare indietro costerebbe circa 200 milioni. E 150 milioni vale un’altra misura che trova disaccordo diffuso, il passaggio dal 4 al 10 per cento dell’aliquota Iva applicata ai servizi delle cooperative sociali. Un inasprimento che però secondo il ministero dell’Economia dipende da una procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea.

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