Domani il premier vede Casini, martedì Berlusconi e Alfano
ROMA I partiti chiedono al governo modifiche radicali sulla legge di Stabilità e sembrano concordare su una proposta comune che ruota intorno ad uno slogan: né Iva, né Irpef.
Pdl e Pd (l’Udc chiede interventi articolati) sono intenzionati a proporre al governo l’eliminazione dalla manovra sia dell’aumento dell’Iva (un punto a partire da luglio 2013) sia l’intervento sull’Irpef (un punto in meno da gennaio sulle due aliquote minori ma anche eliminazione retroattive di alcune detrazioni).
E tuttavia «né Iva, né Irpef» è uno slogan facile da pronunciare ma più difficile da realizzare. A regime, infatti, (quindi non per il 2013 anno per il quale i conteggi sono un po’ diversi) l’aumento dell’Iva garantirebbe maggiori entrate per circa 6 miliardi e mezzo mentre il taglia e cuci sull’Irpef ridurrebbe le tasse per poco più di 4,5 miliardi. A conti fatti, se domani il governo accettasse le proposte dei partiti si ritroverebbe con un buco quantificabile in cifre non lontane dai due miliardi di euro. Ed è dunque comprensibile l’allarme rosso scattato a Palazzo Chigi. Mario Monti ne parlerà già da domani nel vertice che terrà con il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e martedì in quello fissato con Silvio Berlusconi e Angelino Alfano per il Pdl. I due incontri seguono quello di qualche giorno fa con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Anche se l’esame della manovra inizierà martedì e c’è ancora tempo per la presentazione degli emendamenti, le posizioni dei partiti sembrano abbastanza nette, anche per l’influenza della campagna elettorale. Ieri, in una Catania che tra pochi giorni voterà per le regionali, il segretario del Pdl Angelino Alfano ha attaccato a tutto spiano: «Bisogna che alla legge di Stabilità siano apportate modifiche sostanziali. Non è possibile che ci siano detrazioni eliminate retroattivamente come quelle sui mutui, così come siamo contrarissimi all’amento dell’Iva». Gli fa eco il deputato pidiellino Maurizio Leo, esperto fiscale: «Noi preferiremmo lasciare tutto così com’è sia sull’Iva che su sull’Irpef, riteniamo che gli effetti negativi sull’economia di questa manovra siano maggiori di quelli positivi».
Musica sulla quale, per una volta, sembra esserci sintonia con il Pd. Stefano Fassina, responsabile economico dei democrat spiega: «Anche noi siamo favorevoli allo stop sia sul fronte dell’aumento dell’Iva che su quello della manovra sull’Irpef». Perché? «Al di là di molte altre considerazioni, non riteniamo equi entrambi gli interventi perché ad esempio chi ha redditi bassi già non paga l’Irpef, e dunque non riceve alcun vantaggio sulla riduzione delle tasse, mentre viene colpito dagli effetti dell’aumento dell’Iva».
Più articolate le posizioni dell’Udc. «Ci sono molti modi per rendere più equa la manovra - sottolinea Gian Luca Galetti, capogruppo alla Camera dei centristi - Stiamo preparando un pacchetto di proposte. Dal nostro punto di vista è importante che non si penalizzino le famiglie e, se dovesse restare in piedi l’ipotesi dell’intervento sull’Irpef, bisognerà trovare il modo per concentrare gli sconti su quelle con figli. Così come siamo contrari all’aumento dell’Iva dal 4 al 10% per le cooperative sociali che danneggerebbe i servizi offerti ai disabili o agli anziani».
Ma resta da sciogliere il nodo principale: da dove far saltare fuori i due miliardi, euro più euro meno, necessari per rendere potabili le proposte dei partiti anche per il Tesoro? Il mantra di questi giorni sia di palazzo Chigi che di via XX Settembre è stato chiarissimo: «Qualche modifica sì, ma a saldi invariati». Né potrebbe essere diversamente visto che l’obiettivo strategico per il 2013 è il pareggio di bilancio.
I partiti hanno ancora tempo per definire le ipotesi di copertura che, al momento, sembrano soffrire di rachitismo. «Mi pare che l’andamento positivo dello spread comporti risparmi sulle uscite per interessi che vorremmo utilizzare», prova a proporre Leo. «Stiamo esaminando i conti della Difesa ed elaboreremo interventi in altri settori», assicura Fassina. «Una cosa è certa - chiosa Galletti - i saldi non si devono toccare ma, dai conti da noi effettuati sulle coperture che proporremo, intervenire sulla manovra è possibile».