Domani parola al Comitato di valutazione ambientale
Pescara
PESCARA Dopo la pronuncia della Commissione dell’Unione europea, un provvedimento consequenziale era nell’aria, e puntualmente è arrivato. Un altro stop alla filovia arriva dal pm Valentina D’Agostino, la quale, tre mesi dopo Michele Russo, ha iscritto nel registro degli indagati il dirigente della Regione Antonio Sorgi. Se le accuse a Russo e ai responsabili della Balfour Beatty e della Vossloh Kiepe sono di truffa aggravata, frode nelle forniture pubbliche e falso, quella contestata a Sorgi è di non aver deciso la sospensione dei lavori il 3 luglio, durante la riunione del comitato regionale Via, per dare modo di effettuare la valutazione d’impatto ambientale. In quell’occasione, l’unica misura che Sorgi e il comitato suggerirono alla Gtm, ente appaltante, fu di non installare i magneti. Ma la necessità, anzi l’obbligatorietà della Via riguarda l’intero progetto della filovia e non solo i magneti. Il magistrato ha convocato Sorgi giovedì 25, due giorni dopo la nuova riunione del comitato regionale Via chiamato a prendere atto della decisione della Commissione europea, che una settimana fa ha decretato che la Valutazione d’impatto ambientale ci voleva, eccome, e andava fatta, ovviamente, prima di aprire il cantiere della filovia. Pesanti le accuse formulate dal Pm D’Agostino a Sorgi: «In qualità di presidente del comitato regionale Via presso la Regione Abruzzo, agendo in concorso con il presidente della Gtm, Michele Russo, e Pierdomenico Fabiani, responsabile unico del procedimento, pur essendo consapevole che l’opera in corso, in quanto sistema di trasporto a guida vincolata, necessitava di essere sottoposta a procedura di screening ai fini della valutazione d’impatto ambientale, consentiva l’esecuzione e la prosecuzione delle opere in assenza di procedura di screening». In pratica, secondo il magistrato, il 3 luglio «anche in seguito all’attivazione della procedura di infrazione comunitaria per violazione della normativa in materia di valutazione di impatto ambientale, Sorgi, in qualità di presidente del comitato, consentiva la prosecuzione delle opere, limitando la sospensione alla posa in opera dei soli dispositivi che farebbero configurare il sistema proposto a guida vincolata immateriale». Ovvero i magneti, peraltro decisivi nel far vincere l’appalto alla Balfour Beatty. «Attraverso tale condotta - rincara la dose la D’Agostino - Sorgi intenzionalmente procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale alle società aggiudicatrici dell’appalto, le quali potevano iniziare ad eseguire le opere senza che il progetto preliminare fosse sottoposto alle necessarie fasi di verifica, comportanti, tra l’altro, la pubblicazione e la sottoposizione del progetto preliminare alle osservazioni dei soggetti interessati, ed in particolare dei numerosi comitati di cittadini contrari all’esecuzione dell’opera, con danno per la Regione Abruzzo che si vedeva sottoposta a procedura di infrazione». Il cartellino rosso a Sorgi arriva a due giorni dalla riunione del comitato regionale Via, che lo stesso Sorgi presiede e che domani deve decidere se fermare i lavori della filovia e quale strada seguire per uscire dall’imbuto nel quale si sono infilati la Regione e la Gtm. D’altra parte, la scappatoia della Via in sanatoria non è praticabile, come ha dimostrato l’avvocato Stefania Valeri, braccio destro dello stesso Sorgi, esperta in Diritto ambientale, in uno studio che è sostenuto da una ricca giurisprudenza nazionale e comunitaria. Un pasticciaccio, insomma.