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Data: 22/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Costi della politica - Scatta il vitalizio per Minetti & co. manca la legge per bloccarlo

Il giro di vite del governo va recepito, poche giunte si muovono

Anche il vitalizio regionale, infatti, dopo gli scandali a ripetizione che hanno coinvolto giunte e consiglieri regionali, è entrato nel tritacarne del decreto taglia-sprechi varato lo scorso 10 ottobre dal governo.
E il decreto stabilisce quanto segue. Primo: hanno diritto al vitalizio solo i consiglieri regionali con almeno 10 anni di mandato (norma cucita su misura per togliere il vitalizio al collega più famoso di Minetti, quel Francone Fiorito in carcere per aver usato per sé oltre un milione di euro di fondi pubblici destinati all’attività politica del Pdl, che di anni di consiliatura può vantarne solo 7 e mezzo). Secondo: il vitalizio scatta solo al compimento del sessanteseiesimo anno d’età (come le pensioni degli italiani normali). Terzo: d’ora in avanti, al calcolo di quanto versato viene applicato il sistema contributivo che vuol dire che si ottiene quanto si è pagato suddiviso per l’aspettativa media di vita. Quarto: poiché i primi tre punti devono essere scritti nero su bianco in leggi regionali, come previsto dalla Costituzione per rispetto dell’autonomia, le Regioni che non dovessero adeguarsi si vedranno ridurre i contributi da parte dello Stato.
Ma, allora, la Minetti ’sto benedetto vitalizio l’avrà o non l’avrà? La risposta definitiva è nelle mani della Regione Lombardia che - va detto - assieme a tutte le altre Regioni si era detta disponibile ad accettare le indicazioni del governo anche prima del varo del decreto. Si passerà dalle parole ai fatti? Non resta che aspettare mantenendo alta la guardia.
Comunque la Minetti, così come gli altri consiglieri, cadrà in piedi. Se davvero le Regioni bloccheranno i vitalizi, i consiglieri in carica avranno diritto a tornare in possesso dei contributi che hanno versato finora. E si tratta di belle sommette. Nicole Minetti ha accumulato finora circa 60 mila euro di contributi. Fiorito oltre 130 mila euro (1.500 euro per 90 mesi).
A queste somme poi vanno aggiunti i soldi delle buonuscite per chi non verrà rieletto che nel Lazio sfiorano i 50 mila euro lordi per legislatura.
Comunque, sul fronte dei vitalizi il decreto del governo (sempre se sarà recepito alle Regioni) pone fine ad un caos normativo francamente vergognoso. Nella classifica del privilegio si distingue la Regione Lazio. La Pisana infatti consente, con una piccola penalizzazione, di ottenerlo a soli 50 anni. Non solo. Per averne diritto bastano anche pochi mesi di consiliatura e il privilegio è esteso anche agli assessori non eletti. E sempre il Lazio detiene il record del vitalizio più ricco poiché è calcolato sull’80% dell’indennità di base cui viene sommata l’intera diaria. La Regione che spende di più per questa voce è invece la Sicilia che destina ai vitalizi ben 21 milioni e mezzo. Quella che ne ha di più è la Campania con 294, quasi il 10% del totale.
E non è finita. In proporzione ai suoi abitanti la palma della più spendacciona va alla Valle d’Aosta che spende per i suoi ben 101 vitalizi «solo» 1,6 milioni che però equivalgono ad una tassa di 12 euro per ogni valdostano, neonati compresi.
In questo quadro disastroso i pochi esempi «virtuosi» forse meritano una citazione. I consiglieri regionali di Piemonte e Umbria già ora possono ottenere il vitalizio solo quando compiono 65 anni. Senza eccezioni.

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