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Data: 22/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riordino delle Province - Province, accorpamenti vicini ma ora è pioggia di ricorsi

ROMA Scatta il conto alla rovescia per l’abolizione e l’accorpamento delle Province. Le proposte delle Regioni devono arrivare al governo entro mercoledì 24 e, a poche ore dal termine ultimo, sono ancora poche le certezze. La stima, dopo il varo del provvedimento nel decreto sulla spending review, era di un dimezzamento degli attuali enti: dagli attuali 86 a circa 40, più dieci città metropolitane. Il conto vero e proprio, però, potrà essere fatto solo al termine dell’iter perché, finora, sono state più le resistenze che i «ravvedimenti operosi». Esemplare il caso della Lombardia: la discussione sul tema era in programma nella riunione del Consiglio regionale del 16 (con decisione finale prevista per oggi), poi saltato per la crisi in Regione.
La proposta del Cal (Consiglio autonomie locali) che prevedrebbe le deroghe per Sondrio, Monza e Mantova e l’accorpamento di Lecco, Como e Varese era stata contestata dal governatore Formigoni con la motivazione che le eccezioni «non saranno sicuramente accettate dal governo».
Lo stesso governatore, però, il giorno 12 aveva poi annunciato l’intenzione della giunta di ricorrere alla Corte costituzionale contro la legge di riordino delle province e delle loro funzioni. Il provvedimento previsto nella spending review, secondo la Lombardia, violerebbe l’articolo 133 della Carta che prevede un iter che sarebbe stato violato dal governo.
Un ricorso è stato deliberato anche dalla Regione Lazio, mentre la Campania (che pure aveva annunciato una simile iniziativa) ha fatto sapere, proprio ieri, che non intende presentare alcuna proposta di riordino al governo, bensì una richiesta di deroga della decisione sul destino della Provincia di Benevento (l’unica a rischio chiusura).
Il Consiglio regionale del Veneto, invece, ha deliberato di lasciare tutto com’è: le Province sette sono e resteranno sei, oltre quella di Venezia che diventa Città metropolitana. Una decisione che arriva dopo che il Tar del Lazio aveva respinta la richiesta di sospensiva sul riordino avanzata da Treviso e Rovigo che hanno annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.
Anche la Basilicata ha votato per il mantenimento di Matera (che avrebbe dovuto essere assorbita da Potenza).
Meno problemi in Emilia Romagna dove oggi il Consiglio regionale dovrebbe ratificare la proposta di giunta che, recependo il parere del Cal riduce le Province da 9 a 4 (più la Cittò metropolitana di Bologna). Previsto l’accorpamento di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini nell’unica Provincia di Romagna; di Reggio Emilia e Modena e di Parma e Piacenza. Su quest’ultimo caso, però, pende l’incognita di un referendum promosso da Piacenza che non ne vuole sapere di unirsi con la rivale Parma e ha chiesto ai cittadini di votare per passare in Lombardia.
In Liguria, il Cal ha proposto l’accorpamento delle Province di Savona e Imperia; Genova diventa Città metropolitana di Genova e la Spezia resta com’è. Ora spetta alla Regione deliberare. È un rebus la Puglia (dove nessuna decisione è stata ancora presa) ma anche l’Abruzzo che, con solo un milione e 342mila abitanti, ha ben quattro Province: si vota martedì ma la soluzione è ancora in alto mare.

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