Iscriviti OnLine
 

Pescara, 17/06/2026
Visitatore n. 755.040



Data: 23/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Una battaglia vinta per tutta la città». Gli avvocati delle famiglie: una condanna forte che cambierà il modo di valutare il rischio sismico

L’AQUILA «Ho vinto una battaglia importante. Ma non per la mia carriera, per la mia città. E’ la più grande soddisfazione che potessi prendermi». L’avvocato aquilano di parte civile, Antonio Valentini, si sente un po’ il “padre” del processo contro la commissione Grandi Rischi. «Il 17 agosto del 2009», dice Valentini, «ho sporto denuncia, a nome mio, contro tutte le persone che oggi sono state condannate. Ne vado fiero: se non lo avessi fatto, non saremmo qui ora. Questa è la mia causa». Quando esce dall’aula di tribunale, con un sorriso stretto tra le labbra, insieme al figlio, Francesco, anche lui avvocato di parte civile, va dritto in macchina, senza commentare. «Faccio l’avvocato, non altro», spiega al telefono. «Mi sarei mai aspettato un giudizio del genere? Non me lo aspettavo. Ne ero certo. È una condanna giusta, doverosa». Sembrano non credere ancora alle loro orecchie anche i suoi colleghi, quando ascoltano le parole del giudice Marco Billi che condannano a sei anni di reclusione tutti i componenti della commissione Grandi Rischi. «È una condanna forte, esemplare», commenta l’avvocato Wania Della Vigna. «Il giudice è una persona equilibrata quindi leggeremo nelle motivazioni perché ha emesso questa sentenza. Non ci fa piacere che ci siano persone condannate. Tuttavia, siamo soddisfatti perché riteniamo che sia una sentenza storica che farà giustizia per le vittime aquilane, per le costituite parti civili. È un precedente giurisprudenziale. Mi auguro che possa cambiare qualcosa nel modo di valutazione del rischio sismico e nella sua comunicazione alla popolazione». È rimasta senza parole l’avvocato Maria Teresa Di Rocco. «La sentenza si commenta da sé», dice. «Sono felicissima. È una causa in cui ho sempre creduto fermamente. Una sentenza giusta, per la morte di tutte queste persone. Per un omicidio colposo plurimo la pena va da tre a 15 anni. Anche se ci sono cause concorrenti, sei anni è una condanna che ci può stare». Si tratta di una «sentenza che restituisce giustizia alle vittime e ai loro familiari e che attesta un elemento molto importante: è possibile fare cultura della prevenzione», per l’avvocato Fabio Alessandroni. «Non chiedevamo di prevedere il terremoto, ma di prevedere il rischio del terremoto. È una sentenza storica, fondamentale». Gli avvocati di parte civile, quando termina l’udienza, tolgono la toga, stringono le mani ai loro assistiti e restano con loro a lungo nel piazzale davanti al container in cui è stato emesso un giudizio che tutti definiscono «storico».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it