ROMA Ruota sempre intorno allo scambio tra Iva e Irpef la discussione sulla legge di stabilità. Discussione che per ora è essenzialmente politica e dovrebbe prendere una veste più tecnica quando la commissione Bilancio, dopo la fase delle audizioni che inizia oggi, inizierà a discutere nel merito.
Era stato il governo a cambiare obiettivo, prevedendo al posto della totale cancellazione dell’aumento Iva un intervento di riduzione delle prime due aliquote Irpef, accompagnato da una stretta su detrazioni e deduzioni. Ora i partiti spingono per una nuova inversione di marcia, che potrebbe comportare la rinuncia alla riduzione delle aliquote ed anche la cancellazione del meccanismo che prevede franchige e un tetto per deduzioni e detrazioni.
Il nodo degli incapienti. La critica principale mossa all’impianto del governo riguarda i cosiddetti incapienti, ossia i cittadini che avendo un reddito basso non versano Irpef e dunque non sono in alcun modo avvantaggiati dalla riduzione delle aliquote, mentre come consumatori sono toccati dall’aumento Iva. La cancellazione dell’incremento dell’imposta sul valore aggiunto sarebbe per loro un beneficio, sebbene ovviamente variabile in funzione dei comportamenti individuali. Più complicato è pensare a trasferimenti ad hoc per questa categoria, strada che comunque in passato è stata tentata seppur in modo limitato.
La selettività. Un’altra idea è quella di cancellare la stretta su detrazioni e deduzioni così come è stata congegnata e rendere più selettiva la loro fruizione. Nel testo attuale è stato fissato un limite a 15 mila euro sotto il quale le novità non si applicano. La soglia potrebbe essere rialzata, oppure potrebbero essere definiti meccanismi più sofisticati. D’altra parte l’idea originaria prevedeva di rivedere l’arcipelago delle agevolazioni, sulla base del lavoro già fatto dalla commissione Ceriani, eliminando quelle ritenute anacronistiche o minori. Rispetto al testo arrivato in Parlamento, nel mirino c’è soprattutto il tetto di 3.000 euro alle spese detraibili che da una parte porta risparmi limitati (172 milioni di euro l’anno a regime) dall’altra colpirebbe in modo pesante i contribuenti con un mutuo prima casa. Resta però la necessità di trovare una copertura finanziaria per le modifiche.
La famiglia. L’Udc non solo insiste per la marcia indietro rispetto alla stretta sulle agevolazioni, ma chiede anche di ampliare le specifiche detrazioni per carichi familiari. A questa finalità, secondo il capogruppo alla Camera Galletti, potrebbero essere destinati circa 1,5 miliardi: siccome in base alle regole attuali vengono fruite detrazioni per coniuge a carico e figli per 10,5 miliardi l’anno, questo equivarrebbe ad un incremento di circa il 15 per cento, ovviamente nell’ipotesi che l’effetto sia distribuito sulla stessa platea.
Le altre modifiche. Dal Parlamento arrivano sollecitazioni forti a rivedere anche altri capitoli: oltre alla scuola le pensioni di guerra che dovrebbero restare esenti da tassazione come lo sono state finora, e l’Iva applicata sui servizi delle cooperative sociali: è stata portata dal 4 al 10 per cento anche a seguito di una procedura di infrazione decisa a livello europeo, ma questo aumento secondo i critici si scaricherebbe essenzialmente sulle famiglie che usano servizi quali asili nido e assistenza alla persona.