Un’ora di protesta nel centro storico con i rappresentanti delle istituzioni Il corteo dei cittadini, commercianti, anziani e ultrà della squadra neroverde
CHIETI Striscioni, cori da stadio e saracinesche dei negozi abbassate in segno di protesta contro l’ipotesi di perdere lo status di capoluogo di provincia. La città si è mobilitata a difesa di Chieti capoluogo. Circa mille persone tra studenti, associazioni di categoria, semplici cittadini, politici e un folto drappello di ultrà della squadra di calcio cittadina, si sono riversati pacificamente lungo corso Marrucino per ribadire la necessità di salvaguardare l’autonomia della Provincia di Chieti e il titolo di capoluogo della città teatina. Prezioso per mantenere sul Colle e allo Scalo le sedi di quasi ottanta uffici statali o di emanazione provinciale che, senza il riconoscimento di città capoluogo, verrebbero spostati altrove. «Sarebbe una catastrofe» dicono in coro alcuni commercianti del centro storico mescolati tra i manifestanti, «perché gli uffici sono l’unica piccola risorsa rimasta a questa città. Se vanno via, altre persone abbandoneranno Chieti che rischia di diventare una città dormitorio». Il centralissimo bar Impero, alle 11 in punto, ha chiuso l’attività commerciale issando il cartello «chiuso persciopero». Vetrine spente anche negli altri negozi e bar del centro storico che hanno solidarizzato con la serrata promossa dal comitato civico costituito a difesa di “Chieti Provincia” e presieduto dal presidente della Camera di commercio teatina Silvio Di Lorenzo. I primi ad arrivare in piazza Vico, luogo del ritrovo fissato dagli organizzatori, sono stati gli studenti dell’istituto tecnico commerciale Galiani con tanto di striscione al seguito con su scritto: «Galiani a difesa di Chieti». Poco dopo la piazza ha visto l’adesione dei politici, dal presidente del Consiglio comunale Marcello Michetti, al sindaco Umberto Di Primio, passando per il senatore del Pd Giovanni Legnini, il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio e un folto gruppo di consiglieri comunali, sia di destra che di sinistra. Intorno alle 11, il corteo si è incanalato sul corso e ha cominciato a muoversi lentamente in direzione del palazzo della Provincia. Uno striscione «Chieti Provincia» ha fatto da apripista al corteo che, a stretto giro, si è ingrossato nelle retrovie grazie al sopraggiungere di una cospicua rappresentanza di ultrà che si è radunata dietro lo stendardo «Chieti». Subito sono partiti i primi cori da stadio, da «giù le mani dalla Provincia» a «la Provincia non si tocca» per finire con un inno a Teate, salutato dagli applausi scroscianti dei presenti. Il corteo ha quindi toccato piazza Valignani e si è concluso in piazza Vico, da dove è partito. La passerella dei politici è stata oscurata, per una volta, dai pensieri espressi dai manifestanti. «Chieti è viva» dice un anziano «ed è stanca di essere scippata».