Distanti i partiti e l’organismo delle Autonomie locali
Riordino Province
Tempo scaduto sul riordino delle Province. Oggi la Regione dovrà formulare la propria proposta e inoltrarla al Governo. Il decreto, che a livello nazionale punta a sopprimere 36 Province su 86, approderà al Consiglio dei ministri già a novembre. A poche ore dalla scadenza dei termini, Abruzzo è ancora in alto mare. Nei giorni scorsi la Seconda commissione regionale, che si occupa di enti locali e governo del territorio, ha raggiunto un accordo di massima, col placet di Pdl e Pd: abolizione totale delle Province abruzzesi, con la contestuale valorizzazione delle competenze dei sette ambiti territoriali individuati all’epoca della redazione del Quadro di riferimento regionale. In subordine, costituzione di tre Province: L’Aquila, Chieti e Pescara-Teramo. Un’ipotesi che sconfesserebbe l’orientamento del Consiglio delle autonomie locali, che con una maggioranza di 8 voti su 20 aveva optato per l’istituzione di due Province, ovvero L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti, con L’Aquila e Pescara capoluoghi. La Seconda commissione regionale tornerà a riunirsi stamane. Subito dopo il testo sarà sottoposto all’esame dell’aula. La prospettiva di sopprimere tutte le Province, che lo stesso decreto del Governo non prevede, appare più ispirata dalla scelta di non scegliere, passando la palla a Roma, che da reale convinzione. I partiti principali, infatti, sono frammentati. Gli esponenti del Pdl e del Pd, a seconda della provenienza territoriale, si sono arroccati a difesa degli orticelli locali, senza riuscire a produrre sintesi di alto profilo. Le logiche elettoralistiche, in sostanza, tendono a prevalere sull’interesse comune. I fronti più attivi, negli ultimi giorni, sono stati quello chietino e quello teramano: il primo rifiuta l’accorpamento con Pescara e la perdita del capoluogo di Provincia; il secondo, consapevole che ogni possibile scenario relegherebbe Teramo in posizione subalterna, è determinato a far saltare il banco. La saldatura tra i mal di pancia dei due comprensori ha prodotto la proposta che attualmente gode di maggiori consensi in Regione. Se poi si considera il peso dell’area teramana in seno alla maggioranza, che oltre al presidente della Regione può vantare una folta schiera di assessori e consiglieri, il quadro è ancora più chiaro. Nel frattempo, però, sia il Pdl che il Pd pescarese tendono a smarcarsi dall’intesa raggiunta in commissione, mentre L’Aquila osserva sorniona. L’idea di un Abruzzo senza Province, inoltre, non pare incontrare il gradimento del Governo, che caldeggia l’opzione votata dalla maggioranza del Cal. L’ultima parola spetta proprio a Roma, e il Consiglio dei ministri potrebbe modificare, e perfino ribaltare, l’ipotesi di riordino che riceverà dalla Regione. Comunque vada a finire, per scongiurare ripensamenti, pastrocchi e tentazioni elettoralistiche, le Province saranno commissariate da giugno 2013.