Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/06/2026
Visitatore n. 754.976



Data: 23/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Cassa integrazione per i lavoratori del cementificio. Di Giovanni (Cgil): «Lo ha annunciato l’azienda ai sindacati» Coccia (Cisl): «No al ricatto sociale come all’Ilva di Taranto»

«I rappresentanti sindacali dei dipendenti del cementificio saranno invitati al vertice che convocherò tra qualche giorno». A parlare è l’assessore all’Ambiente Isabella Del Trecco (nella foto), che sta organizzando l’incontro con Asl, Arta, Regione Abruzzo, associazioni ambientaliste e Sacci spa per riaprire il discorso sulla delocalizzazione dell’impianto di via Raiale. «Verificheremo eventuali progetti in essere e soprattutto le possibili forme di finanziamento», spiega Del trecco, «l’obiettivo è quello di tutelare il diritto alla salute della città, ma al tempo stesso anche i posti di lavoro delle 50 unità che oggi sembra lavorino ancora nella struttura. In tal senso ho assunto un impegno preciso con gli stessi dipendenti che ho avuto modo di incontrare nell’azienda, ai quali ho spiegato chiaramente che l’amministrazione comunale non sta portando avanti una battaglia contro un’azienda o un imprenditore». Il preavviso di convocazione è già stato inviato a tutti gli enti interessati che dovranno comunicare a breve le relative disponibilità.
di Melissa Di Sano wPESCARA I lavoratori del cementificio sono ad un passo dalla cassa integrazione straordinaria. Lo ha annunciato la proprietà dello stabilimento di via Raiale ai sindacati. L’ufficialità dovrebbe esserci domani, in un incontro romano nella sede di Federmaco in cui l’azienda dovrebbe illustrare tempi e modi previsti. «Sono circa 70 i lavoratori a rischio cassa integrazione», afferma Massimo Di Giovanni, segretario Cgil Pescara, «un paio di anni fa ne fecero una ordinaria di poche settimane, questa volta invece l’azienda ci ha annunciato la cassa integrazione guadagni straordinaria per tutti gli addetti all’impianto, per un periodo di un anno. Potrebbe partire già da novembre», continua Di Giovanni, «vuol dire che gli impianti andranno a marcia ridotta se non saranno addirittura totalmente fermi». La Cgil cercherà di mediare per ottenere la cassa a rotazione e l’anticipazione da parte della proprietà, la Sacci spa, «pur sapendo che ha una grossa crisi di liquidità», dice Di Giovanni. L’iter procedurale per la cassa integrazione infatti è lungo, per portarlo a termine occorrono dai 5 ai 7 mesi. «Abbiamo coinvolto Confindustria», spiega ancora, «perché il problema è anche di altre industrie. È pronta una lettera firmata da sindacati e parti datoriali, indirizzata al presidente della provincia Guerino Testa e al sindaco Luigi Albore Mascia, per vedere se è possibile trovare una soluzione ponte per evitare di far restare i lavoratori senza stipendio. Vogliamo replicare il modello teramano: una convenzione tra ente provincia e banche locali, che possano anticipare il denaro». La cassa integrazione non sembra essere in alcun modo legata alle polemiche delle ultime settimane sul rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla proprietà della cementeria, e sul parere negativo dato dal Comune di Pescara che punta alla delocalizzazione dell’impianto industriale. «Il problema non è legato alle proteste di ambientalisti e cittadini», dice Gianfranco Reale, segretario Filca Cisl Pescara, «ma dipende dalla situazione di crisi che sta vivendo il settore in tutta Italia. C’è un calo del 50-60 per cento a livello nazionale, e lo stabilimento di Pescara non fa eccezione». Reale pone l’accento sul problema occupazionale. «Dal Comune ci hanno anticipato l’esistenza di un progetto di ricollocazione dei lavoratori», afferma, «ma non ne sappiamo ancora nulla e siamo ansiosi di conoscerlo. Ora attendiamo l’ufficializzazione della cassa integrazione, che dovrebbe avvenire il 24 ottobre, a cui seguirà un accordo sindacale». Per Umberto Coccia, segretario provinciale Cisl Pescara, «il cementificio al centro della città non si può tollerare, è terribile e inconcepibile, ma bisogna fare i conti col problema occupazionale e i costi della delocalizzazione. Non può esserci un ricatto sociale, così come sta avvenendo all’Ilva di Taranto. Chiediamo così alla politica di impegnarsi per la salvaguardia dei posti di lavoro a rischio».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it