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Data: 24/10/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Riordino delle Province - «Azzeriamo tutte le Province». Il Consiglio regionale invia al governo una «non proposta» I sindaci del Teramano e del Chietino marciano sull’Aquila (Guarda il video)

L’AQUILA Nessuna proposta di riordino delle Province abruzzesi, invito al Governo a predisporre un disegno di legge costituzionale per l’abolizione di tutte le Province, mandato al Presidente Gianni Chiodi di proporre ricorso alla Corte Costituzionale contro qualunque proposta di accorpamento che dovesse essere decisa nel frattempo dal Governo. Sono i tre punti principali del documento (primi firmatari il capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni, il capogruppo dell’Idv Carlo Costantini e il capogruppo dell’Api Gino Milano) approvato ieri a tarda sera a maggioranza dal Consiglio regionale. Il documento oggi sarà trasmesso al Governo. È stata una giornata convulsa, quella vissuta ieri all’Emiciclo. L’assemblea era stata convocata per discutere il progetto di riordino delle Province. La giornata è stata scandita da riunioni frenetiche, proteste e manifestazioni. Come quella che cittadini, rappresentanti delle istituzioni e sindaci provenienti dal Teramano e dal Chietino hanno inscenato in concomitanza con l’inzio dei lavori dell’assemblea, alle due del pomeriggio. Nella mattinata la seconda commissione consiliare aveva approvato a maggioranza una proposta che prevede la soppressione in Abruzzo di tutte le Province e la delega dei servizi sulla base dei sette ambiti territoriali, definiti nel «Quadro di riferimento regionale». L'ipotesi di riassetto è stata quindi portata all'esame del Consiglio, chiamato a votare la proposta finale da presentare al Governo Monti. Alla fine è stato approvato il documento che contiene l’invito al Governo e che contraddice il parere del Consiglio per le autonomie locali (Cal), il quale nelle scorse settimane si era pronunciato per la nascita di due Province, L'Aquila-Teramo e Chieti-Pescara. Dopo l'inizio della seduta, poco dopo l'ora di pranzo, i lavori erano stati subito sospesi per consentire ai componenti della conferenza dei capigruppo di incontrare i sindaci di Chieti e Teramo, e i primi cittadini di altri Comuni delle due Province in odore di soppressione. «Non siamo venuti qui per difendere una poltrona - ha spiegato Renato Rasicci, vice presidente dell’amministrazione provinciale di Teramo -, siamo qui oggi per tutelare gli interessi dei cittadini. Il Governo non può non ascoltare le esigenze dei territori e, qualora le cose non dovessero andare come ci aspettiamo, sono già pronti i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale». La riunione è andata avanti sino a serata inoltrata.

Si è deciso di non decidere. Il documento di Pdl, Idv e Api approvato a maggioranza
Il Pd abbandona l’aula: «Chiodi peggio di Ponzio Pilato»

Stefano Buda L’AQUILA Sette ore di Consiglio regionale per scegliere di non scegliere. La Regione Abruzzo non formula la proposta di riordino delle Province sollecitata dal decreto sulla spending review, e si limita ad inoltrare a Roma una risoluzione nella quale afferma che l'Abruzzo è per l'abolizione di tutte le Province italiane, e chiede al Governo di presentare, con la massima urgenza, un idoneo disegno di legge costituzionale che consenta di procedere in tal senso. Il terzo punto del documento approvato dal Consiglio, infine, minaccia di impugnare il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale, qualora il Governo decidesse di procedere ugualmente, «in spregio alla storia, alla geografia e ai criteri economico-sociali delle Province abruzzesi, penalizzandone solo alcune». Dopo la decisione del Cal, che si era espresso a favore della creazione di due Province (Pescara-Chieti e L'Aquila-Teramo), l'Abruzzo inserisce la retromarcia e lascia che a decidere sia il Governo. Pesano le divisioni e i localismi che attraversano i principali partiti. Il Pdl, in particolare, non è riuscito a comporre le fronde interne, e all'ultimo momento ha deciso di convergere sulla posizione dell'Idv, saldando un fronte che ha messo in minoranza il Pd. E' saltato l'accordo bipartisan, raggiunto la settimana scorsa nella seconda commissione, e i democratici, con in testa il capogruppo Camillo D'Alessandro, al momento del voto hanno abbandonato l'aula in segno di protesta. «Avevamo messo a disposizione i nostri voti, dichiarandoci pronti a convergere sulla proposta di un'unica Provincia o di tre Province, purché risultasse largamente condivisa - rimarca D'Alessandro - E invece è venuta fuori questa farsa, alla quale abbiamo scelto di non partecipare». Poi il duro affondo contro il presidente della Regione: «Ponzio Pilato, in confronto a Chiodi, è un decisionista». Il numero uno della Giunta abruzzese non ci sta, e ribatte che «non si tratta di una non scelta, ma di una scelta di netta contrarietà alla decisione del Governo. Abbiamo detto tutti che la decisione del Governo era sbagliata - prosegue Chiodi - e le decisioni sbagliate si contrastano». Di fatto, però, si lascia che a decidere sia Roma, per evitare di rompere i precari equilibri che compongono la maggioranza. Il vero vincitore della giornata è l'Idv, che non è mai voluto entrare nelle alchimie legate agli accorpamenti, sostenendo con coerenza la prospettiva «zero Province». «Sono un lusso che non possiamo più permetterci - dice il capogruppo Costantini - Noi lo sosteniamo da anni e oggi, in Consiglio, lo ha riconosciuto anche il Pdl».

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