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Pescara, 17/06/2026
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24/10/2012
Il Messaggero
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Province, la Regione non decide, spunta il ricorso alla Consulta. Passa a maggioranza la soppressione di tutti gli enti, il Pd non vota |
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Consiglio nel caos, affidata al governatore la carta per la Corte costituzionale
L'AQUILA - Nessuna Provincia, questa la scelta del Consiglio regionale al termine di una seduta nervosa, con l'aula dell'Emiciclo gremita e i manifestanti di Chieti e di Teramo davanti ai cancelli. Si era partiti da tre, due, una, nessuna Provincia, fino all'ultima opzione, e cioè: via tutte le province e funzioni amministrative ai sette ambiti territoriali della regione. Con una novità. All'inizio della discussione generale, il presidente della commissione Enti locali, Luca Ricciuti, ha comunicato che «la Regione Abruzzo è pronta a impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sulla spending review. Il Governo ha scaricato sulle Regioni la propria incapacità ad assumere le decisioni che gli competono sul riassetto dei territori e ha finito per dividerli». Così, alla fine, l'ha spuntata la proposta di azzeramento, ma il Pd ha deciso di uscire dall’aula per non partecipare a voto. Ma andiamo per ordine. La proposta di azzerare tutte le Province con la distribuzione dei servizi ai sette ambiti è passata in commissione già nella tarda mattinata. E' stato un voto a maggioranza, col sì del Pdl e Rialzati Abruzzo, e l'astensione dell'Idv che ha confermato la scelta fatta a livello nazionale, e cioè la cancellazione delle Province in tutta Italia. Il Pd ha invece abbandonato i lavori della commissione rompendo l'intesa del giorno prima col Pdl, e scegliendo la via della subordinata, cioè tre Province: Pescara-Teramo, Chieti e L'Aquila. Nel pomeriggio dopo un'interruzione dei lavori del Consiglio, prima per ascoltare le ragioni dei sindaci e dei presidenti delle Province di Teramo e Chieti, e poi per un confronto tra vari gruppi, il Pd è parso tornare alla proposta originaria. Ma il gruppo è rimasto diviso al suo interno: D'Alessandro per le tre Province, Marinella Sclocco per due facendo propria la scelta del Cal, Di Pangrazio, Ruffini e D'Amico per una soltanto con L'Aquila capoluogo. Lo stesso Camillo D'Alessandro l'ha spiegata così: «All'inizio siamo partiti dal voto del Cal, ossia Pescara-Chieti e L'Aquila- Teramo. Poi ci siamo accorti che la scelta divideva i territori, perciò siamo passati a zero Province con le funzioni amministrative ai sette ambiti. Se la scelta regge, deve essere il risultato di una indicazione trasversale. Diversamente potremmo abbandonare l'aula al momento del voto perché non vogliamo partecipare a una farsa». E ha concluso con la solita stilettata al governatore Gianni Chiodi: «Ponzio Pilato era un decisionista nei suoi confronti». I distinguo sono venuti dalla sinistra, Rifondazione, Verdi, Sel e Comunisti Italiani. «Noi -ha detto Maurizio Acerbo- siamo contrari all'abolizione delle Province perché garantiscono l'articolazione periferica dello Stato. Siamo d'accordo col riassetto del territorio, ma non condividiamo l'idea di azzerare tutto». Proposta che, dicono in molti, non verrà condivisa dal Governo che a quel punto imporrà le due Province: Chieti con Pescara e L'Aquila con Teramo. «Ma il governo -ha detto Antonio Saia- non può venire a imporci scelte che sono solo di nostra competenza, ossia delle Regioni». E Franco Caramanico: «Non dobbiamo votare l'azzeramento delle Province, perché ci saranno costi che si scaricheranno sui cittadini. Guardiamo invece all'efficienza dei servizi e non soltanto al taglio delle spese. Zero Province significa dire al Governo: fai quello che ti pare. Questa è una farsa perché la nostra scelta non sarà accettata». E Walter Caporale: «E' una presa in giro. Questi incontri separati di teramani, chietini, con gli aquilani che stanno a guardare mi fanno ridere, ciò che stiamo approvando è carta straccia». Antonio Menna (Udc) ha parlato invece di «politica politicante e di atteggiamenti qualunquistici del Pdl» . Ha difeso Monti e il decreto sulla spending review «votato dal Parlamento. Dobbiamo parlare il linguaggio della verità e della responsabilità. La legge dice di riordinare le Province e non di sopprimerle. Per me la scelta è quella delle tre Province: Pescara con Teramo, Chieti e L'Aquila». Alla fine è passato a maggioranza l’azzeramento con l’affidamento a Chiodi della possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale se il Governo dirà, come dirà, no grazie e sì alle due Province.
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