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Pescara, 17/06/2026
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Data: 24/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riordino delle Province - Teatini e teramani divisi nella lotta. Striscioni davanti all’Emiciclo, sindaci all’interno. Proposte diverse per restare capoluogo

L’AQUILA - È guerra di campanile tra le Province abruzzesi. Mentre la commissione regionale Territorio ed enti locali, presieduta da Luca Ricciuti, si riuniva, fuori dall’Emiciclo si riunivano le delegazioni di Chieti e Teramo per ribadire la volontà di non vedere cancellate le loro Province. I sindaci sono poi entrati nel Palazzo per assistere ai lavori del Consiglio regionale.
La delegazione teatina, cui si sono uniti anche l’assessore regionale Mauro Febbo e il consigliere regionale nonchè vice sindaco teatino Bruno Di Paolo, ha chiesto che «rimangano in vita tre Province: L’Aquila, Chieti e quella che nascerà dall’unione di Pescara e Teramo». Di Paolo: «Noi abbiamo tutti i parametri per avere ancora la Provincia, mentre L’Aquila è il capoluogo. Invece Pescara e Teramo si devono unire perché non hanno i requisiti chiesti dal Governo. Ma dal territorio di Teramo sono di parere contrario. «Mi dispiace che la pensino diversamente -ha continuato Di Paolo- , noi siamo pronti a fare i ricorsi, perché la Regione non può fare come Ponzio Pilato e deve prendere una decisione. Le decisioni devono essere prese dal Consiglio regionale senza delegare altri».
Ovviamente le idee teatine non hanno trovato d’accordo i teramani. Ieri pomeriggio in Consiglio regionale ad assistere ai lavori c’erano i sindaci Maurizio Brucchi (Teramo), Ennio Pavone (Roseto), Mario De Sanctis (Morro d’Oro) e Gaetano Luca Ronchi (Civitella del Tronto), insieme al presidente e al vice presidente della Provincia, Valter Catarra e Renato Rasicci. «Noi non lottiamo per le nostre poltrone -ha affermato Rasicci- , la protesta è per difendere i diritti dei cittadini. Il Governo non può fare delle scelte senza ascoltare le esigenze dei cittadini. E non si può cancellare una storia come quella di Teramo. Se verrà cancellata la Provincia di Teramo il presidente abbiamo ha già pronti i ricorsi per affermare sempre di più il nostro ente». Si era parlato nei giorni scorsi anche di una Provincia composta dall’Aquila e da Teramo. «Non si può fare -ha aggiunto Rasicci- perché il territorio è troppo vasto e i nostri concittadini sarebbero in notevole difficoltà ad ottenere i servizi. Un territorio che vada da Castel di Sangro a Tortoreto impedirebbe a un teramano o a un aquilano di recarsi nei vari uffici provinciali, specialmente quelli dedicati ai servizi sociali. Alcuni Comuni teramani potrebbero chiedere di trasferirsi nella Provincia di Ascoli Piceno per avere i servizi». Rasicci ha concluso che «ai fratelli di Pescara, per comporre la loro Provincia, Teramo ha donato 45 Comuni. Ora i fratelli di Pescara dovrebbero restituire a Teramo quei 45 Comuni».
Ai lavori del Consiglio regionale le porte sono rimaste chiuse ai cittadini teramani e chietini, sono rimasti fuori a effettuare un sit in di protesta con striscioni e megafoni per rivendicare la propria Provincia.
«Abbiamo elaborato una proposta -ha spiegato il presidente della commissione Territorio, Ricciuti- che ha trovato l’accordo di tutti e la sola astensione dell’Italia dei Valori. Zero Province: non esisteranno più presidenti, assessori e consiglieri provinciali, con i dipendenti che saranno ricollocati negli uffici territoriali del Governo. Abbiamo proposto sette subambiti delegati dalla Regione che avranno il compito degli uffici provinciali». Poi Ricciuti ha accusato «l’esecutivo di Mario Monti che sta affamando L’Aquila e ora vuole distruggere l’Abruzzo. Un Governo che non è stato votato da nessuno. Questo Governo ha dichiarato guerra all’Abruzo».

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