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Data: 24/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sentenza Grandi rischi - Il mondo sotto choc accusa «Siete sempre la terra di Galileo»

ROMA - Davanti agli occhi del mondo siamo tornati indietro di secoli, siamo tornati a essere la terra natale di Galileo, il Paese che «non cambierà mai». Hanno scritto proprio così gli americani della Union of Concerned Scientists, un’influente ong statunitense, schierandosi contro questa sentenza «assurda e pericolosa» e chiedendo esplicitamente l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ma non ci sono solo loro, gli americani. Si sono mossi anche gli svizzeri del Sed, il servizio sismico di Berna, che attraverso il direttore Stefan Wiemer hanno fatto sapere: «Siamo sorpresi. In una situazione simile non ci saremmo comportati diversamente dai colleghi italiani». E poi i giapponesi, che pure di terremoti ne sanno. Koshun Yamaoka, ordinario di sismologia dell’università di Nagoya, uno che all’Aquila ci è anche stato, per un seminario internazionale, la considera «una sentenza rigida, da choc, che impedirebbe in Giappone di accettare qualsiasi incarico in commissioni di esperti».
Eppoi ci si è messo Plantu, il disegnatore di Le Monde, con una vignetta che ha accostato le condanne dell’Aquila all’inondazione della grotta di Lourdes, un sorriso amaro finito su tutti i siti d’informazione del pianeta, con uno scienziato che dice: «Avrei dovuto prevedere il terremoto» e la Madonnina che a fianco ammette: «Avrei dovuto prevedere l’inondazione».
Molta parte di questo dibattito scatenato dalla sentenza italiana, è stato ovviamente dedicato al tema della responsabilità dello scienziato. Gli americani della Union of Concerned Scientists ci sono andati giù duro: «Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il meteorologo che non è stato in grado di prevenire un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O un biologo perché non è stato in grado di prevedere l’attacco di un orso...». Per concludere: «Gli scienziati debbono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le previsioni non si avverano».
C’e chi si dedica, però, a un altro tema fondamentale, quello della comunicazione, ed è Scientific American: «Il processo non è alla scienza... sotto accusa è il comportamento degli esperti che al termine dell’ennesima riunione non fornirono alla popolazione elementi sufficienti per valutare il rischio. La scarsa comunicazione è stata una grave mancanza, anche se gli scienziati dividono la responsabilità con il governo italiano».
Poi i media. L’Aquila ha dominato nei titoli di testa ieri mattina. A cominciare dal britannico Guardian che si è concesso perfino dell’ironia: «Il giudice italiano ha prodotto onde d'urto attraverso la comunità scientifica mondiale». Per il Daily mail, invece, la condanna «può dissuadere gli scienziati dal lavoro di prevenzione dei futuri terremoti».
In Francia, Le Monde evidenzia che tra i condannati ci sono «grandi nomi della scienza in Italia», mentre il sismologo Montagner, in un’intervista su Le Figaro parla di «sentenza allucinante visto che non siamo in grado di prevedere i terremoti. Anche nel Sud-Est della Francia potrebbe esserci un grande terremoto domani o fra due secoli».
In Germania, la Suddeutsche Zeitung sottolinea la «rabbia» degli scienziati, mentre Spiegel si chiede: «Silenzio in futuro quando si tratta di rischi naturali?». In Spagna El Pais titola «Esperti colpevoli di aver negato il rischio sismico» e osserva come questi esperti siano «diventati il capro espiatorio dei politici».
Il New York Times mette l’accento sull’incredulità degli esperti Usa. Il Wall Street Journal: «Un tribunale condanna gli esperti per aver fallito nell'avvertimento del sisma».

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