PESCARA. Sarà il Parlamento ad occuparsi dell'aumento degli stipendi dei consiglieri regionali. Lo ha deciso il Consiglio regionale riunito ieri a Pescara, con un ordine del giorno passato a maggioranza che ha incendiato un seduta che sembrava senza storia.
Eppure alla riunione dei capigruppo erano stati tutti d'accordo e il testo varato un capolavoro di equilibrismo, tra il rammarico per gli effetti di un automatismo nazionale e l'auspicio che le Camere, attraverso i parlamentari abruzzesi, modifichino al più presto la legge. Ma è bastato che il coordinatore dell'italia dei Valori Alfonso Mascitelli dichiarasse il voto contrario del suo gruppo per scatenare la bagarre. O, come ha tuonato il forzista Giuseppe Tagliente «la corsa all'ipocrisia, perché è una legge regionale a stabilire l'importo delle indennità».
«I tempi di modifica parlamentare sono troppo lunghi», ha spiegato Mascitelli, «noi vorremmo un atto propositivo del Consiglio, una legge che blocchi gli aumenti fino a quando gli abruzzesi dovranno pagare le maggiori aliquote Irpef e Irap. Presenteremo un disegno di legge, ma non ne vogliamo la primogenitura, i nomi dei firmatari andranno in ordine alfabetico». Inutilmente Stefania Misticoni (Ds) ha tentato di ricucire l'ennesimo strappo dei dipietristi invitandoli a votare l'ordine del giorno: «È un passaggio importante verso l'obiettivo di ridurre i costi della politica», ha detto rivolto a Mascitelli, «ciò non esclude che si possano e debbano fare ulteriori provvedimenti». Ma l'opposizione era già partita a testa bassa, con Fabrizio Di Stefano(An) che accusava Mascitelli di demagogia («ti attribuisci pubblicamente cose che tutti noi pensiamo») e annunciava l'apertura di «un confronto vero» sui costi della politica. Ma è stato Camillo Cesarone, il capogruppo dello Sdi, a sfiorare l'incidente diplomatico con il capogruppo dei Ds Donato Di Matteo.
Cesarone ha annunciato di aver rinunciato al viaggio in Australia con la delegazione del Cram, il Consiglio degli abruzzesi nel mondo. Una decisione, ha detto, contro chi accusa i consiglieri di spendere inutilmente i soldi pubblici: «Non me ne andrò in vacanza per 20 giorni», ha aggiunto Cesarone. Di Matteo, che del Cram è presidente e ha già la valigia pronta per l'Australia, era già fuori dall'aula con cappotto e borse in mano, ma è rientrato precipitosamente chiedendo la parola. «Non si può liquidare con questo atteggiamento moralistico una iniziativa importante per i nostri rapporti con l'estero. Cesarone si è lasciato andare a considerazioni che non condivido. Vogliamo abbassare le indennita? Lo si dica, abbiamo il potere di legiferare», ha concluso Di Matteo, appoggiato da Tagliente, anche lui in partenza per l'Australia.