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Pescara, 17/06/2026
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Data: 24/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Si cerca la mediazione sull’Iva, l’aliquota dell’11% in bilico. Per le detrazioni Irpef torna la revisione mirata

ROMA Sette giorni per trovare una mediazione. La legge di stabilità cambierà volto rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei ministri, ma il suo assetto finale sarà il risultato del confronto, non facile, tra i partiti e il governo. Il governo ha dato la sua disponibilità a fare marcia indietro sull’Irpef, revocando la riduzione delle aliquote ma anche la stretta su detrazioni e deduzioni. Si libererebbero in questo modo risorse finanziarie che potrebbero essere usate per evitare l’incremento di un punto dell’imposta sul valore aggiunto.
Ma lo scambio potrebbe non essere totale. In queste ore stanno prendendo quota alcune soluzioni di compromesso: ad esempio mantenere l’incremento di un punto della sola aliquota Iva del 21 per cento, quella che garantisce il maggiore gettito, salvaguardando però quella del 10 applicata su alcuni alimentari e altri beni di largo consumo (che altrimenti passerebbe all’11 da luglio). Ci sarebbe quindi una tutela almeno parziale dei nuclei familiari più poveri, che tendono a concentrare la spesa sui prodotti più essenziali.
Così come si valuta la possibilità di tornare ad un esame più ragionato delle varie agevolazioni, sulla base del lavoro già fatto dalla commissione Ceriani, al posto del meccanismo semplificato del tetto e delle franchige: il punto di arrivo potrebbe essere la sospensione magari per tre anni di detrazioni e deduzioni ritenute mano importanti di quelle che riguardano, ad esempio, casa e famiglia. Ne ha accennato ieri Pier Paolo Baretta, relatore per il Pd: si tratta di prendere in considerazione le agevolazioni per «vedere se nelle 700 voci ci sia qualcosa che può essere lasciata al suo destino».
Il termine per la presentazione degli emendamenti scade il 31 ottobre e anche se il percorso sarà probabilmente quello delle modifiche a firma dei relatori, il governo ha sempre la possibilità di intervenire anche dopo la scadenza. Ovviamente ogni partito ha le sue priorità, ma tra Pdl e Pd c’è un certo accordo sull’opportunità di non far scattare l’incremento dell’Iva, anche a costo di sacrificare l’Irpef. L’Udc, che ieri si è incontrato con il ministro Grilli, ha invece una visione più possibilista a proposito dell’imposta sul valore aggiunto: suggerisce di lasciare l’aumento come clausola di salvaguardia, che scatterebbe solo nel caso non vengano trovate coperture alternativa sotto forma di riduzione di spesa. Il partito di Casini vorrebbe poi ricavare lo spazio per un ampliamento delle attuali detrazioni per carichi familiari.
Altri nodi da sciogliere riguardano le pensioni di guerra e l’Iva applicata alle cooperative sociali, per i servizi alla persona. Sul primo punto c’è un ampio fronte che vuole ripristinare il regime di esenzione totale dall’Irpef, viste anche le possibili obiezioni di incostituzionalità (questi trattamenti hanno natura risarcitoria e dunque non sarebbero un reddito). Anche l’innalzamento al 10 per cento (dal 4) dell’aliquota per le cooperative è stata molto criticata, ma in questo caso occorre fare i conti con una procedura di infrazione a livello europeo. Infine, la scuola: il passaggio dell’orario di lavoro dei docenti a 24 ore è destinato con tutta probabilità a saltare, visto che tra l’altro porta risparmi ben superiori a quelli necessari.

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