Gli esponenti teramani del partito accusano D’Alessandro e i consiglieri Ruffini e Di Luca: «Hanno svenduto il nostro territorio». Verrocchio e Di Sabatino: «La soluzione Chiodi è inutile»
TERAMO Il Pd si spacca sull'esito del consiglio regionale dedicato al riassetto delle province. La presidente comunale Ilaria De Sanctis, Lucia Verticelli, Mirko De Berardinis e Antonio Topitti, presenti all'Emiciclo durante il dibattito di martedì che si è concluso con l'approvazione di un documento che rimanda la decisione al governo sollecitando l'azzeramento di tutti i capoluoghi, contestano il capogruppo in Regione Camillo D'Alessandro. Quest'ultimo è accusato dai quattro esponenti del partito di aver usato «parole feroci» nei confronti di Teramo. La polemica investe anche i due consiglieri teramani Claudio Ruffini e Giuseppe Di Luca che avrebbero tenuto un comportamento passivo. «Entrambi infatti», evidenziano Ilaria De Sanctis e gli altri, «non hanno proferito parola a difesa del nostro capoluogo». Ruffini, di cui viene ricordato il ruolo di ex presidente della Provincia, viene messo alla sbarra per aver applaudito l'intervento di D'Alessandro. «Aver ascoltato dal vivo la dichiarazione di voto, concordata da tutti i consiglieri regionali del Pd, nella quale è stato svenduto con veemenza il territorio teramano per avallare la proposta di abbandonare l'aula», affermano i quattro, «ci fa chiaramente capire quanto sia "importante" Teramo per il gruppo consiliare del partito e soprattutto per i consiglieri teramani». Di tutt'altro tono è invece la valutazione del segretario provinciale Robert Verrocchio che se la prende con il governatore Gianni Chiodi. «Ha deciso di non decidere e di lasciar fare tutto al governo», osserva, «la giunta regionale è perfettamente cosciente che il governo non potrà mai accettare la proposta di zero province e che dunque Teramo sarà annessa all'Aquila». II documento approvato in aula, a detta del segretario, serve solo a scopi propagandistici. «E' una decisione sconclusionata, populista e ingannevole per i cittadini», sottolinea Renzo Di Sabatino, capogruppo del Pd in consiglio provinciale, «Chiodi e la sua giunta hanno deciso di non sporcarsi le mani, la provincia unica con sette ambiti omogenei tra cui Teramo sarebbe stata la migliore soluzione». Per il sindaco Maurizio Brucchi, però, la Regione ha preso una decisione chiara che accoglie il principio dell'abolizione di tutti i capoluoghi. «Chiodi ha fatto valere il suo peso», osserva, «il Pd regionale, invece, vuole affossare Teramo». Brucchi sottolinea la presenza all'Aquila di Ilaria De Sanctis e di altri esponenti teramani del Partito democratico. «Hanno capito la trasversalità della nostra battaglia», spiega, «ma alla fine i due consiglieri teramani del Pd hanno risposto assente». Il sindaco critica la quasi nulla partecipazione di politici e amministratori di centrosinistra all'iniziativa promossa dal Comune e Teramo Nostra, che hanno portato all'Aquila un centinaio di persone per difendere il capoluogo, e accusa D'Alessandro. «Secondo lui», conclude, «Teramo dovrebbe essere l'unica provincia sacrificata».