PESCARA - Di tutto, di più. Politica nel pallone, con i partiti finiti in cortocircuito dopo il voto in Consiglio regionale sul riordino delle Province. L'Emiciclo decide per l' azzeramento totale degli enti intermedi, con i desideri di Pdl e Italia dei valori che si incrociano per la prima volta come uno di quegli amori impossibili di mezza estate che hanno la durata di una notte. Il Pd sbatte la porta con la stizza dell'amante respinto, tradito dall'accordo sancito nella mattinata con lo stesso Pdl: una sola Provincia e sette presidi territoriali. O, in subordine, l'istituzione di tre Province: Chieti, L'Aquila e Pescara-Teramo. Poi, dopo la pausa pranzo, il ripensamento in aula della pattuglia di Chiodi, che decide di azzerare tutto e di dare contemporaneamente mandato al governatore di impugnare di fronte alla Corte costituzionale il decreto Monti sulla spending review che, secondo le indiscrezioni, recepirebbe le indicazioni del Cal, il Comitato delle autonomie locali, riducendo le Province abruzzesi da quattro a due: Chieti-Pescara e L'Aquila-Teramo. Ora tra Pdl e Pd è guerra aperta, perché la lettura di ciò che è avvenuto martedì all'Emiciclo è diametralmente opposta.
Il capogruppo del Pdl, Lanfranco Venturoni parla di evento storico: «Il voto con cui la Regione ha respinto l'ingiusto accorpamento delle Province è di grande importanza per il futuro del nostro territorio e mira a riorganizzare le strutture territoriali nell'interesse dell'Abruzzo. Ecco perché non abbiamo avuto alcun problema a far convergere il nostro documento con quello dell'Idv». Che, naturalmente, ringrazia per voce dell'incredulo capogruppo del partito di Di Pietro, Carlo Costantini: «Le Province sono un lusso che non possiamo più permetterci. Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini e poi conservare qualche migliaio di poltrone. Lo sosteniamo da anni, e in Consiglio regionale lo hanno riconosciuto anche altre forze politiche, incluso il Pdl, sottoscrivendo la nostra mozione».
Al vetriolo, invece, le dichiarazioni del capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro: «Non abbiamo partecipato alla votazione in consiglio perché quella di Chiodi e della sua maggioranza è stata solo una farsa, una non proposta di cui sta ridendo l'Italia». D'Alessandro considera l'azzeramento delle Province una scelta pilatesca, la cui vera ragione starebbe nelle tensioni che arrivavano dai territori: «Anche nel nostro partito -ammette il capogruppo del Pd- ci sono state discussioni che hanno portato a visioni contrapposte. Ma dopo serve la sintesi e noi l'avevamo individuata nella proposta della Provincia unica, offrendo contemporaneamente alla maggioranza un'altra via di uscita, quella delle tre Province. Ci voleva una regia, è invece si è votato un imbroglio. Dopo l'accordo raggiunto in mattinata in commissione siamo andati in Consiglio per sentirci dire: abbiamo scherzato».