Fumata nera dopo il summit tra azienda e sindacati Adesso la parola passa al ministero del Lavoro
Intanto sul cementificio di via Raiale pende la spada di Damocle della delocalizzazione, chiesta da Comune e associazioni a causa delle emissioni dell’impianto che, se pur autorizzate, sommate alle altre fonti di inquinamento dell’area metropolitana, contribuiscono a rendere l’aria dell a zona pesantemente inquinata. Il Comune di Pescara ha dato parere negativo sulla richiesta di rinnovo e modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale e si attende un vertice per fare il punto della situazione.
di Laura VenutI wPESCARA Non ci sono ancora certezze sul destino dei 70 dipendenti del cementificio di via Raiale, alle prese non solo con il problema della possibile delocalizzazione ma soprattutto con la crisi che sta squassando il settore e ha fatto calare la produttività dell’impianto del 55%. L’incontro fissato ieri a Roma tra i sindacati e l’azienda proprietaria dell’impianto, la Sacci, non ha infatti dato frutti e si è risolto con un nulla di fatto. La Sacci aveva convocato nella sede di Federmaco a Confindustria un vertice con le organizzazioni sindacali per discutere non solo delle sorti del personale dell’impianto di Pescara ma anche di quello di altri tre impianti di proprietà del gruppo, cioè Castelraimondi nelle Marche., Livorno e Testi in Toscana. A restare fuori è solo il sito di Tavernola Bergamasca, che non sarebbe toccato dalla crisi che sta vivendo il gruppo. A Pescara i dipendenti dell’azienda che produce cemento sono 70, mentre il totale dei lavoratori nei quattro stabilimenti che l’azienda vorrebbe coinvolgere nella cassa è di 327 unità. «Durante l’incontro», spiega Massimo Di Giovanni della Cgil, «la Sacci non ha presentato un piano per la gestione degli esuberi nè ha fatto sapere qual è la sua strategia per far ripartire l’azienda, che non è in condizioni rosee. Ora si chiederà l’intermediazione del ministero del Lavoro». Proprio a causa della situazione di crisi sia del settore cemento in generale che dell’azienda in particolare la Sacci avrebbe intenzione di chiedere la cassa integrazione straordinaria per un anno. «L’azienda vuole aspettare ancora dodici mesi per vedere se il mercato si riprende», spiega ancora Di Giovanni, «ma non c’è una prospettiva di evoluzione a breve. Il problema non riguarda solo Pescara ma tutta Italia. La produzione in media negli stabilimenti del gruppo è calata del 50%, a Pescara del 55%». «Non bisogna fare allarmismi», sostiene invece Gianfranco Reale della Cisl , «i lavoratori pescaresi stanno subendo un trauma perché lavorano lì da 30 anni, è un momento molto delicato. Il gruppo Sacci subisce il contraccolpo della crisi per cui ha chiesto la cassa integazione straordinaria. Dopo la cassa c’è la mobilità ma abbiamo paura che arrivi addirittura prima, perché è l’ultima spiaggia. E la ripresa non si vede all’orizzonte, tant’è che non è stata chiesta una cassa ordinaria ma straordinaria. Il punto è che in zona i cantieri si contano sulle punte delle dita: in edilizia abbiamo visto un calo dell’occupazione del 60% in due anni».