La Camera smonta la legge di stabilità, si attende il governo
ROMA La Camera smonta la legge di stabilità: alcuni delle parti più importanti del provvedimento, anche dal punto di vista finanziario, sono state cancellate o pesantemente modificate dalla varie commissioni di Montecitorio. Ma non tutte le modifiche sono destinate a diventare definitive, perché gli emendamenti effettivi dovranno essere poi approvati in commissione Bilancio e successivamente in aula. Una norma di sicuro destinata a saltare è quella sulla scuola: l’incremento a 24 ore dell’orario lavorativo dei docenti è avversato da tutte le forze politiche ed anche il governo ha accettato di fare marcia indietro.
Tra i temi caldi c’è poi naturalmente il fisco: la commissione Finanze ha subordinato il proprio parere favorevole al testo ad una condizione: l’eliminazione della retroattività della stretta su deduzioni e detrazioni Irpef. È una richiesta largamente condivisa, della quale il governo ha preso atto; più in generale tutto il capitolo dell’Irpef sarà rivisto, non solo in relazione alla retroattività, anche se i dettagli sono ancora in via di definizione.
Al momento appare certa la rimozione definitiva del tetto di 3 mila euro per le spese detraibili dall’imposta: una limitazione che porta un miglioramento di gettito limitato (172 milioni l’anno a regime) ma risulterebbe molto negativa per quei contribuenti, in particolare famiglie, che portano in detrazione parecchie spese tra cui ad esempio quella degli interessi sul mutuo della casa. È possibile che venga ripreso in mano il dossier complessivo delle agevolazioni fiscali, per arrivare alla cancellazione o quanto meno alla sospensione di quelle meno attuali o comunque di minore imporanza.
È toccato alla commissione Affari sociali intervenire su un altro aspetto delicato, quello dei tagli al Fondo sanitario nazionale. È stata così cancellata, sulla carta, la riduzione di 600 milioni per il 2013 e 1 miliardo per gli anni successivi; le relative risorse sono state sostituite con tagli lineari ai ministeri. È molto improbabile però che questa inversione di rotta sia confermata nei passaggi successivi.
La stessa commissione ha bocciato altre due norme: la tassazione delle pensioni di guerra e il passaggio dal 4 al 10 per cento dell’aliquota Iva applicata alle cooperative sociali. Sul primo punto c’è un consenso abbastanza ampio, resta naturalmente da trovare la copertura finanziaria (il risparmio previsto è di circa 200 milioni di euro l’anno). Quanto alle cooperative sociali, come ricordato dal sottosegretario all’Economia Ceriani l’inasprimento del prelievo, che porta ovviamente un beneficio per lo Stato (153 milioni l’anno), è motivato anche dalle regole europee in materia di Iva. Dunque non sarà facile fare marcia indietro, visto che Bruxelles ha già aperto una procedura di infrazione.
Anche la commissione Giustizia è intervenuta sul testo elaborato dal governo, per cancellare l’inasprimento del contributo unificato per le impugnazioni respinte e per le controversie nelle quali è applicato il rito abbreviato. Di nuovo di tratta di norme che portano un beneficio finanziario (nel caso specifiche destinato al ministero della Giustizia). Accanto a questa finalità ci sarebbe però anche quella di scoraggiare l’eccessivo ricorso al contenzioso: la stretta è però contestata dagli avvocati che vi vedono una limitazione del diritto del cittadino di rivolgersi a un giudice.