BARI – Ha deciso di scommettere sulla sua innocenza, mettendo in palio la carriera politica. Nichi Vendola è pronto a congedarsi dalla «vita pubblica» se, mercoledì prossimo, il Tribunale di Bari lo dovesse condannare. Ieri mattina si è celebrata la penultima udienza del processo che lo vede alla sbarra insieme con l’ex lady Asl, Lea Cosentino, accusati di concorso in abuso d’ufficio. Secondo la procura pugliese, il governatore avrebbe fatto pressioni sull’ex manager dell’Asl Bari affinché venisse riaperto il concorso per un posto da primario all’ospedale San Paolo, per permettere così al professore Paolo Sardelli di parteciparvi. I pm Francesco Bretone, Desiree Digeronimo e Giorgio Lino Bruno hanno chiesto sia per Vendola che per Cosentino una condanna a un anno e dieci mesi di carcere. Le difese dei due imputati, invece, hanno ribattuto che riaprire i termini di un bando non rappresenta una pratica illecita, ma che «è nella discrezionalità della pubblica amministrazione a garanzia della qualità della selezione». Il verdetto si conoscerà tra cinque giorni, toccherà al gip Susanna De Felice emettere la sentenza di primo grado.
Al termine dell’udienza è arrivato l’annuncio del leader di Sel, sfidante di Matteo Renzi e Luigi Bersani alle primarie del centrosinistra. «Una sentenza di condanna – ha dichiarato Vendola - sia pure relativamente a un concorso in abuso d'ufficio, per me sarebbe un punto di non ritorno, segnerebbe un mio congedo dalla vita pubblica». Ma il presidente della Regione Puglia, che ritiene comunque «esorbitante la richiesta di condanna a 20 mesi», sembra convinto di riuscire a superare indenne l’ostacolo. «Credo – ha proseguito - che una sentenza ispirata a verità e giustizia restituirà a me quello che è dovuto, cioè la mia totale innocenza». Il destino politico del governatore ruota, dunque, attorno a una vicenda che si è consumata tra il settembre del 2008 e l’aprile 2009.
Sono state le dichiarazioni della stessa Lea Cosentino a fornire alla Procura gli elementi per ottenere il giudizio di entrambi. Vendola è accusato di aver istigato Cosentino a riaprire i termini per la partecipazione al concorso di direttore dell’unità operativa complessa di Chirurgia toracica, all’ospedale San Paolo, e permettere al professore Sardelli di presentare la candidatura. La manager - secondo la ricostruzione dell’accusa - è stata acquiescente nei confronti della richiesta del presidente e si è disposta a seguirne le direttive. Il chirurgo, proveniente dall’università di Foggia, non aveva risposto all’originario bando, confidando di assumere analogo incarico all’ospedale Di Venere. Ma l’ipotizzata unità operativa in quella struttura sanitaria non è stata mai istituita. Così il bando è stato riaperto. Per la difesa non è un atto inconsueto, lo si fa quando le domande non sono considerate sufficientemente numerose per una scelta adeguata.
«Non ho interferito perché fossero commessi degli illeciti – ha ribattuto il leader di Sel - si è semplicemente ritenuto di riaprire i termini del bando. In Italia, negli ultimi anni, sono stati riaperti 181 mila concorsi per primari, come a dire che non si tratta di una pratica illecita ma di una consuetudine, anche a garanzia della qualità della selezione, perché se troppo ristretta la platea dei concorrenti il rischio è che non ci sia qualità». Vendola, comunque, tiene a ribadire la propria innocenza: «Non sono minimamente intervenuto – ha ripetuto - del resto le testimonianze che sono ricavabili dalla stessa attività investigativa e dalle deposizioni della dottoressa Cosentino in molteplici processi, dicono quale sia stata la mia condotta: sempre totalmente estranea a qualunque intromissione, a qualunque commissione di reato o anche di illecito».