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Pescara, 17/06/2026
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Data: 27/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riordino delle Province - La Cancellieri conferma due Province in Abruzzo

PESCARA - Il Governo ha deciso: le Province abruzzesi saranno due, quelle scaturite dalle fusioni Pescara-Chieti e L'Aquila-Teramo. Ieri c’è stata la parola definitiva (anche se non c'è ancora il pronunciamento ufficiale) al tavolo che ha riunito a Roma i rappresentanti dell'Upi (Unione delle Province italiane) e dell'esecutivo Monti. Una parola chiara che è venuta dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri.
Per l'Abruzzo, che al vertice era rappresentato dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, vale la decisione del Cal e non quella scaturita dal Consiglio regionale, che su proposta di Pdl e Idv ha votato per l'azzeramento totale di tutte le Province, dando nella stessa occasione mandato al governatore Gianni Chiodi di impugnare di fronte alla Corte costituzionale l’eventuale decreto del Governo di segno contrario.
Quella giunta nella serata di ieri è una notizia destinata a riaprire il balletto (ma siamo agli eufemismi) a cui si è assistito nelle settimane scorse, con i partiti prigionieri delle dinamiche e delle tensioni che arrivavano dai territori. E il tentativo «pilatesco», secondo il Pd, della maggioranza Chiodi all’Emiciclo di sposare la proposta dell'azzeramento delle Province avanzata dall'Idv, per evitare lo scontro con chi non vuole saperne di mollare lo status di capoluogo, vedi Teramo e Chieti, è durata più o meno quanto il time out di una partita di basket.
Da oggi ripartirà verosimilmente la giostra delle proteste, delle minacce di scissione e, soprattutto, dello scontro sul destino dei presìdi periferici dello Stato. Questione non da poco. Perché qualcuno dovrà rinunciare alla sede della Prefettura, della Questura, degli uffici finanziari, della biblioteca. Dovrà cedere lo scettro di capoluogo alla città vicina e ammainare bandiere, stendardi e gagliardetti che si potranno rivedere solo negli stadi. Un putiferio nel quale ballano diverse centinaia di lavoratori pubblici destinati a spostarsi secondo quanto verrà deciso sulla sorte delle Province.
Questo c'è da attendersi nei prossimi giorni, con le scadenze elettorali che si avvicinano in un clima reso già incerto da mille variabili e che il riordino delle Province contribuisce a rendere ancora più incandescente.
Di mezzo c'è una data importante, quella del 6 novembre, quando la Consulta si pronuncerà sui ricorsi presentati contro la spending review. Se il Governo Monti dovesse spuntarla, niente sarà più come prima.

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