Il favorito Crocetta (Pd e Udc) cerca i voti per governare
PALERMO - L’ipotesi più gettonata è riassumibile così: Rosario Crocetta, il celebre sindaco anti-mafia di Gela, candidato del Pd e dell’Udc, vince le elezioni regionali e diventa governatore per un soffio ma la lista di Beppe Grillo - qui lo chiamano Beppuzzo - si afferma come primo partito in Sicilia. Pescando soprattutto nell’elettorato deluso del Pdl. Possibile? Ieri sono scesi quaggiù tutti i leader nazionali, anche per scongiurare questa sorte vista come antipasto del ciclone Grillo che si potrebbe abbattere nel resto d’Italia alle elezioni del 2013. Le parole di Alfano appena arrivato a Palermo tradiscono una qualche preoccupazione: «Il successo di Grillo nelle piazze è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Noi non dobbiamo demonizzare l’anti-politica». Una modo per tenersi stretti i propri elettori insidiati dal santone barbuto che sta spopolando gridando ai siciliani che «la politica è marcia e va tutta azzerata»? Anche Nello Musumeci, il candidato del centrodestra, destrorso perbene del partito di Storace, nelle ultime ore sta accarezzando gli elettori tentati da Grillo (il quale ha messo in pista un geometra di Caltanissetta, Giancarlo Cancellieri): «Grillo è anti-politica? No, è buona politica. Ma anche noi la sappiamo fare». Di Pietro, che appoggia la candidata della sinistra radicale, Giovanna Marano, cigiellina ma Susanna Camusso sta con Crocetta e non con lei, sembra a sua volta spaventato e ieri sera a Palermo ha cercato di cavarsela così: «Noi i temi di Grillo li abbiamo anticipati».
Ecco, il grande spauracchio porta la barba e ha i riccioli di Beppuzzo. Fino a quando si pensava, sondaggi alla mano, che addirittura il 50 per cento dei siciliani non avrebbe votato, la paura era minore. Ma adesso che in vista del voto di domani il presunto tasso di astensionismo si starebbe riducendo (pur restando assai alto, intorno al 35 per cento), siamo quasi al panico. Pier Ferdinando Casini però non partecipa alla grande paura e nel suo tour siciliano ieri si è concentrato sul tipo di alleanza con la sinistra messa in piedi («Grazie alla quale il Pd ha fatto delle scelte») e sulla forza di Crocetta. Se Musumeci e il centrodestra perdono in Sicilia, le primarie del Pdl per Alfano cominceranno in salita e la ricostruzione del partito post-berlusconiano partirebbe male. Se vince Crocetta, quel patto tra progressisti e moderati per il governo nazionale di cui Bersani parla da tempo, ma ultimamente un po’ meno, riceverebbe nuovo sprint. Come andrà a finire? Il vincitore la spunterà per pochi voti e per governare la regione in default avrà bisogno dell’aiuto del terzo incomodo: Gianfranco Miccichè, in tandem con l’ex governatore Lombardo in veste da ago della bilancia per un eterno potere personale o familiare e che ha candidato al parlamento siciliano il figlio Toti, soprannominato il Trota etneo. La verità è che sono finiti i «piccioli»: cioè non ci sono più soldi pubblici, condizione che può rendere questo voto più libero dai tradizionali condizionamenti clientelari. E Grillo coglie la palla al balzo, paragonandosi a Pitagora: «Anche lui, come ho appena fatto io, salì sull’Etna e disse che se si libera la Sicilia si libera il mondo». Come libertador dell’isola si propone a sua volta Crocetta e lancia un appello ai grillini: «Votate il vostro movimento 5 Stelle ma come presidente scegliete me, che ho sempre combattuto la mafia e l’illegalità».
Il voto disgiunto può essere determinante. Le truppe di Lombardo starebbero portando voti non al loro candidato Miccichè ma a Crocetta in modo da rottamare l’odiato Pdl di Alfano e Schifani. «Non c’è nessun inciucio», assicura Miccichè. Crocetta vede di buon occhio ogni consenso in arrivo (e comunque: «Io a Lombardo neppure lo conosco»). Musumeci avverte: «Il voto disgiunto vale anche per me. Incontro gente del Pd e dell’Udc che vota il sottoscritto in quanto persona affidabile e perbene». La partita non è tenera. E si compone anche di lotte in famiglia su piazze divise. Ieri sera, su un palco a Palermo c’era la figlia del giudice Borsellino, Lucia, futura assessore alla Sanità se vince Crocetta. Su un palco opposto, con Orlando e la sinistra radicale, Rita Borsellino, sorella di Paolo e zia di Lucia. Una frattura che fa male ad entrambe ed è la riprova della maniera lacerante con cui quaggiù si vive la politica.