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Data: 28/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Legge di stabilità - Meno tasse in busta paga si lavora su Irap e detrazioni

Palazzo Chigi valuta di dirottare le risorse del taglio Irpef

ROMA Detrazioni Irpef più pesanti per i lavoratori dipendenti e un po’ di Irap in meno per le imprese. È questa la strada, praticamente obbligata, che il governo prenderà se vorrà provare a ridurre il cuneo fiscale e contributivo, come chiede Confindustria. Molto dipenderà naturalmente, dalla quantità di risorse finanziarie disponibili: gli interventi possono essere poco più che simbolici oppure relativamente significativi.
Il tema della riduzione del prelievo sul lavoro non è nuovo. Le imprese lamentano che il costo effettivamente sostenuto per ciascun dipendente è ben più alto dell’importo netto che lo stesso lavoratore si ritrova come reddito disponibile: ci sono gli oneri previdenziali a carico dell’impresa, quelli a carico del lavoratore, altre voci assistenziali, i versamenti per il Tfr, l’Irap pagata dalle aziende e l’Irpef versata dal dipendente.
Quanto a incidenza di imposte e contributi sulla busta paga, il nostro Paese si trova ai primi posti delle classifiche internazionali, sebbene in compagnia di colossi come Francia e Germania. Nel 2007 l’allora governo di centro-sinistra intervenne con una riduzione valutata in 5 punti percentuali, 3 a beneficio delle imprese (stima non del tutto condivisa da Confindustria) e 2 dei lavoratori. Nel primo caso lo strumento furono specifiche deduzioni Irap, relative agli oneri sostenuti per i dipendenti: 5 mila euro per ogni lavoratore impiegato e l’intero importo dei contributi assistenziali e previdenziali. Per la parte a carico del dipendente fu invece messo in campo un riassetto dell’Irpef a vantaggio dei redditi medio-bassi, che però penalizzava coloro che guadagnavano più di 40 mila euro l’anno. Al di là dell’impegno finanziario del governo, l’intera operazione non fu comunque percepita come una svolta.
Ora il governo potrebbe riaprire il dossier. E le possibili novità si incrociano con le modifiche all’Irpef che erano state introdotte nella legge di stabilità inviata in Parlamento. La riduzione di un punto delle prime due aliquote Irpef toccherebbe tutti i contribuenti, non solo i lavoratori dipendenti ma anche gli autonomi, i pensionati, e coloro che vivono di rendita. Per intervenire in modo più specifico sulle buste paga bisognerebbe invece potenziare le attuali detrazioni per lavoro dipendente, riconosciute ai lavoratori con un reddito fino a circa 55 mila euro. Contemporaneamente, sempre che ci siano le necessarie risorse finanziarie, si potrebbero rendere un po’ più generose anche le detrazioni per carichi familiari.
Sul lato delle imprese l’ambito di intervento è sempre l’Irap, e la direzione di marcia la stessa: ridurre l’incidenza di questa imposta sulla componente costo del lavoro, che resta a carico dell’impresa anche quando non si realizza un utile di bilancio. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di proseguire e potenziare quanto avviato con il decreto salva-Italia, che conteneva specifici sgravi Irap finalizzati all’assunzione di giovani e di donne.
Quale potrebbe essere il valore complessivo dell’intervento? Dipenderà anche dalla mediazione che l’esecutivo riuscirà a trovare sul tema dell’Iva: all’interno della maggioranza è forte la spinta a non far scattare l’aumento in programma per il prossimo primo luglio. La cancellazione dell’intera operazione Irpef, agevolazioni e aliquote, metterebbe sul piatto poco meno di 6 miliardi, ma è improbabile che possano andare tutti alla riduzione del cuneo. Appostati in un’altra parte della legge di stabilità ci sono poi 1,6 miliardi (1,2 per il prossimo anno e 400 milioni per il 2014) destinati a finanziare gli stimoli alla produttività che dovrebbero essere decisi in accordo con le parti sociali. In una delle bozze preliminari, questi soldi erano esplicitamente destinati alla riduzione del cuneo fiscale.

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