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Pescara, 17/06/2026
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Data: 28/10/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Sanitopoli in Abruzzo - L’avvocato di Del Turco e il verbale da tre milioni. Caiazza: «Non c’è traccia delle presunte tangenti»

«Un'atmosfera livida nei confronti degli imputati». All'indomani dell'udienza del processo Sanitopoli nel corso della quale il colonnello della Guardia di Finanza Maurizio Favia ha riferito dei movimenti bancari di Ottaviano Del Turco, tutti «legittimi» per quanto «sospetti», l'avvocato dell'ex presidente della Regione, Giandomenico Caiazza, si dice amareggiato. Amareggiato da un «atteggiamento di prevenzione dei testi della procura nei confronti della difesa. Si tratta di riferire fatti – dice l'avvocato – ma la sensazione è che si agisca "contro" gli imputati e non al fine reale di un procedimento che è quello di ricercare la verità». Cioè piena luce su quelle tangenti cardine del procedimento che nei riscontri bancari di Del Turco non si trovano, ma che, secondo la procura, sono certamente passate per le sue mani. Quella di venerdì è stata un'udienza carica di nervosismo, con il presidente della corte Carmelo De Santis costretto più volte a riportare l'ordine in aula e ad allontanare giornalisti e avvocati nel tentativo di far capire l'importanza di «aspettare il proprio turno per intervenire», come ribadisce praticamente ad ogni udienza, quando un teste sta ricostruendo episodi così lontani nel tempo. Sta di fatto che Favia ha dovuto ammettere dal banco dei testimoni che delle presunte tangenti pagate dal patron di Villa Pini Vincenzo Angelini a Ottaviano Del Turco, non vi è traccia nei movimenti bancari dell'ex presidente, mentre ne sono stati trovati in quelli degli altri imputati e in particolare di Lamberto Quarta e Luigi Conga. «Il mio assistito – prosegue Caiazza – è accusato di aver avuto per le mani 6 milioni di euro, ma non risultano essere da nessuna parte. Quello che voglio dire, e che ho sottolineato in aula, è che forse bisognava anche verificare la veridicità dell'accusa mossa da Angelini. A fine udienza – prosegue – sono riuscito a ritrovare il verbale firmato da Favia, che lo ha riconosciuto, in cui si parla di 3 milioni di euro versati con 6 mila banconote da 500 euro, da Angelini sul suo conto corrente. Fu la Banca d'Italia a comunicare di questa "operazione sospetta" alla Guardia di Finanza ma, come il colonnello ha riferito, il fatto è stato semplicemente riferito in procura, ma non approfondito. Angelini è intervenuto dicendo che quei soldi erano destinati al pagamento degli stipendi. Quello che io mi chiedo è, se anche fosse vero, perché non si è fatto alcun controllo dato che il versamento è stato operato il 30 luglio e cioè 18 giorni dopo gli arresti? E invece sento solo parlare di "coincidenza" e "sospetto". La coincidenza sarebbe quella che ha spinto la Guardia di Finanza a controllare i conti di Del Turco considerato che la data dell'acquisto di un immobile a Roma per 270mila euro il 17 marzo 2006 coincide con il periodo di tempo (tra il 10 e il 20 marzo), indicato da Angelini come quello in cui avrebbe consegnato a Del Turco di una tangente da 200mila euro. «Quando si tratta di testi citati dalla Procura – conclude Caiazza – tergiversano sempre. Quello che dovrebbero fare invece è semplicemente riferire i fatti». Sull'innocenza e la colpevolezza deciderà la corte quando avrà tutti gli elementi forniti da chi accusa e chi difende. Gli unici certi non colpevoli in una vicenda che rispecchia la situazione del sistema sanitario regionale, sono gli abruzzesi costretti da anni a pagare, sulla propria pelle e affondando le mani nelle loro tasche un deficit, sia esso frutto di tangenti o malagestione, che non hanno certamente contribuito a creare.

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