Un ventennio non finisce mai in un bagliore che cancella tutto. La storia è fatta di salti in avanti e balzi indietro. Quello targato Cav non sfugge a questa irregolarità. La conferenza di Berlusconi ieri nasceva sotto il segno della rupture: spingere il tasto «rewind» e candidarsi a Palazzo Chigi, premere il «reset» su Monti e poi il pulsante «escape» per aprire un nuovo gioco sul video. Così non è stato perché i desideri personali contano fino a un certo punto. Chi non è capace di controllare le proprie emozioni finisce contro il muro di titanio della realtà. Berlusconi deve decidere come atterrare alla fine del suo lungo volo: o un soft landing o un crash. Sarà l’influsso cromatico della tenda rossa di Villa Gernetto, che faceva tanto Cremlino, ma Silvio ha provato a fare Lenin: un passo indietro e due avanti. Il passo indietro è la conferma che non sarà candidato a Palazzo Chigi e il sì alle primarie, i due avanti - nella sua mente - sono l’altolà a Monti sulla fiducia e l’attacco alla cancelliera Merkel. Le ultime due sortite sul piano politico sono una bischerata. Ecco perché: 1. Staccare la spina a Monti è inutile perché il Pdl ha votato i provvedimenti del governo tecnico e il Fisco di cui parla Berlusconi è figlio del suo ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Apre una crisi al buio? Se ne infischia dei mercati? E poi? Manda la Santanchè in tv a spiegare alle imprese e famiglie italiane che lo spread è tornato a svettare a quota 500? 2. Criticare Angela Merkel ha fondamento sul piano dell’economia, ma zero senso politico perché il Pdl in Europa ha prodotto solo una modesta e confusa chiacchiera di fronte a una strategia recessiva i cui risultati sono tradotti nel Pil anemico e nella disoccupazione galoppante del Vecchio Continente. Pdl assente ingiustificato. Silvio in realtà ieri ha fatto un passo avanti e due indietro, mentre Lenin si sarebbe chiesto: che fare? Risposta: politica. Cioè trovare un accordo tra i partiti moderati e provare a evitare la vittoria della ditta Bersani-Vendola per mancanza dell’avversario. Berlusconi ieri invece ha offerto a Casini e Montezemolo argomenti per fare esattamente il contrario. Al gioco del Monopoli significa stare fermo un giro, mentre gli altri si comprano il Parco della Vittoria.