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Pescara, 17/06/2026
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Data: 29/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regionali, affluenza a picco. Crocetta favorito. Si profila un exploit della lista di Grillo. Exit poll a Palermo: Cinque Stelle primo partito

Significherebbe cioè che l’astensionismo si piazzerà come protagonista del paesaggio geopolitico italiano. Alle regionali hanno votato meno del 50 per cento di siciliani: il 47,42. Un crollo di partecipazione, un dato lontanissimo dal quasi 70 per cento di cinque anni fa. Chi ha vintio e chi ha perso ancora non si sa, e i partiti hanno trascorso una nottata di ansia e di calcoli virtuali, perchè la conta vera comincia stamane. Dopo che i seggi chiusi sono stati piantonati dalla polizia, fino all’alba, per evitare brogli, aggiunte o cancellazione di schede e altri trucchi. La conta potrà dare ogni esito, e comunque un sito Internet molto seguito sull’isola, Palermoreport.it ieri sera dava in vantaggio il candidato del movimento grillino. Più probabilmente, nel risultato incertissimo, si starebbe profilando un testa a testa fra Nello Musumeci (Pdl) e Rosario Crocetta, il quale - in corsa con il Pd e l’Udc - ha votato nel rione popolare di Gela dove abita e alla folla che lo ha accolto ha detto: «Possiamo fare una grande rivoluzione».
Girando per i seggi palermitani, nei rioni più poveri come lo Zen, ieri faceva impressione il basso numero di votanti. In altri quartieri, colpiva la moltitudine di elettori che hanno detto - ma chissà se è vero fino in fondo o è anche una maniera di farsi belli in epoca di anti-casta - di aver scelto la lista dei grillini. La quale sta spaventando tutti i competitor per effetto dei forti sondaggi che le vengono attribuiti. Non tanto grazie all’appeal del candidato 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, quanto per la fascinazione disperata e trasversale nei confronti di Grillo. Quando Cancelleri si è recato a votare nella sua città, Caltanissetta, una piccola folla lo ha accolto tra gli applausi, gridando: «Salutaci Beppuzzo», cioè Beppe Grillo, «e mandateli via tutti». E lui: «Cambiare si può, basta volerlo».
Nel 2008, si recò alle urne il 66,68 degli elettori: ai tempi in cui il rigetto per la politica ancora non era entrato nelle viscere e nella testa degli elettori. Stavolta soltanto Messina (con il 51,3%) e Catania (51,1%) superano la metà degli aventi diritto. Nelle parti più disagiate di Palermo quelli che ieri si sono recati alle urne spiegavano così la non presenza di tanti altri concittadini: «I politici non hanno più niente da promettere e da offrire. Si sono mangiati tutto loro». Allo Zen, contrada da voto di scambio, resistono le vecchie usanze ma molto meno a giudicare dalla scarsissima affluenza e dalle parole di Giovanna, madre quarantenne con bimba tra le braccia: «La gente si affida ormai soltanto alla mano di Dio e non più a quelli dei partiti». In quartieri come questi il centrodestra spopolava, ma adesso il rigetto è palpabile, i «piccioli» non ci sono più (cioè i soldi pubblici) e allora la politica si prende un vaffa. Nel quartiere dell’Uditore, ceto medio che per il 70 per cento votava centrodestra, a due passi da dove abitava Totò Riina e dalla rotonda dove è stato arrestato, nel seggio della scuola Borsellino intere famiglie di ex elettori del Pdl confessano di avere votato per il movimento di Grillo. «Io voto perchè sono infuriato», «Io voto perchè bisogna rottamare». Ecco i sentimenti diffusi mentre nella terra in cui tutto si chiedeva alla politica e molto si riceveva in cambio, finchè il sistema ha tenuto e il default nessuno sapeva che cosa fosse. Ma a fare il presidente siciliano andrà o Crocetta o Musumeci? Siccome o l’uno o l’altro vinceranno di un soffio, a meno che non abbia ragione chi assicura il trionfo del candidato grillino quasi che la Trinacria fosse come la Parma di Pizzarotti, tutti si stanno chiedendo a chi chiederanno i voti sufficienti per governare. A Miccichè e a Lombardo, nemicissimi del Pdl? O magari, nel caso la spunti Musumeci che ieri notte tremava, si assisterà al paradosso di vederlo chiedere l’appoggio esterno dei grillini? Questi entreranno nell’Assemblea siciliana spinti da Beppuzzo, e se saranno davvero tanti, bisognerà per forza coinvolgerli in un governissimo (una sorta di riedizione isolana con dentro gli anti-politici) sul modello dell’esecutivo Monti.
Oggi il verdetto. Ed è inutile insistere più di tanto sulla sua profonda rilevanza a livello nazionale.

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