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Data: 29/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Irpef, detrazioni e Iva: tempi stretti per le modifiche

ROMA Non si stanca di ripeterlo, già da una settimana, dunque in tempi meno sospetti: «La manovra si fa tagliando il debito e le tasse». Solo così si può sperare di rilanciare la crescita. Oggi aggiunge che «la legge di stabilità va totalmente riscritta e, mi pare, Berlusconi non ha fatto altro che ricordare in maniera chiara e precisa i nodi sul tappeto. O si cambia o ci saranno problemi sull’esecutivo. I riletori finora sono stati in sintonia, si tratta di vedere cosa intende fare il governo». Per il resto Renato Brunetta, relatore per il Pdl insieme a Pier Paolo Baretta per il Pd, non sembra intenzionato, il giorno dopo l’aut aut di Silvio Berlusconi al governo Monti, a svelare le carte di una trattativa, quella sugli emendamenti, ancora tutta da giocare. Infatti, osserva che «la legge di stabilità potrebbe anche non servire», che in fondo «non è una gran cosa: la manovra è da 11,5 miliardi e non fa che correggere andamenti distributivi».
Tattica di schieramento o chiusura senza appello? Saranno le prossime ore a chiarirlo visto che oggi riprendono i lavori in commissione Bilancio alla Camera. Dopodomani, mercoledì, si chiuderà la saracinesca sugli emendamenti. Naturalmente, l’ex ministro Brunetta sa bene che la legge di stabilità non può non essere votata. Tuttavia le parole di Berlusconi hanno segnato una frattura che Pier Paolo Baretta si prepara ad affrontare. «La legge di stabilità afferma ovviamente va fatta. Il dibattito politico, pure comprensibile, non deve scaricare le sue tensioni su una legge indispensabile e che va completata nei tempi previsti. Ci mancherebbe solo che lasciassimo il Paese senza legge finanziaria!». Detto questo, Baretta aggiunge che «va modificata e lo abbiamo detto in tutte le salse. Discutiamo allora sul merito, senza tanti proclami, e confrontiamoci su quello». Il merito, visto dall’ottica del Pd, è che la retroattività del taglio alle detrazioni e deduzioni, «non è accettabile». Inoltre, la riduzione del cuneo fiscale «è una priorità. Le risorse del previsto calo delle aliquote Irpef vanno dunque riorientate sul lavoro, non solo quello dipendente ma anche quello autonomo». «Tutti abbiamo ciriticato l’architettura un po’ barocca della manovra sull’Irpef aggiunge Marco Causi della commissione Finanze e siccome il saldo finale consentirà di restituire circa 2 miliardi in tasca agli italiani, è meglio farlo in modo diretto, attraverso detrazioni a beneficio di chi lavora».
L’altra questione aperta è quella dell’Iva. «Sarebbe meglio evitare in toto l’aumento dell’imposta afferma ancora Baretta ma realisticamente pensiamo ad una distinzione tra le aliquote: rinunciando all’aumento di un punto sulla fascia del 10% che colpisce consumi più popolari e concentrando la manovra sull’aliquota del 21%. Ora si tratta di fare bene i conti, ma la traccia per ricomporre il mosaico, c’è. E personalmente sono più favorevole a costruire che a demolire».
Le altre questioni aperte sono più di contorno, anche se non marginali. Come l’aumento dell’orario settimanale dei professori. Poi c’è la Tobin Tax che il Pdl vorrebbe modificare (distinguendo tra l’acquisto di azioni e le transazioni sui derivati). Il Pd è disponibile a parlarne purché «i saldi che genera non vengano modificati e se ne consolidi l’accettazione». Infine, le questioni sociali: «Si potrebbe chiedere al Tesoro osserva Causi di ristimare il Fondo per gli affitti della Pubblica amministrazione: 900 milioni sembrano troppi alla luce del piano di dismissioni immobiliari annunciato pochi giorni fa, che nel 2013 non supererà i 3 miliardi. E 200-300 milioni si possono recuperare per evitare la tassazione delle pensioni di guerra e l’aumento dell’Iva sulle cooperative sociali».

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