ROMA - Malgrado la domenica trascorsa con figli e nipoti, a irritare ieri Silvio Berlusconi hanno provveduto tutti quelli del Pdl che, seppur con varie sfumature, hanno definito «uno sfogo» la conferenza stampa di villa Gernetto. Eppure ieri mattina il Cavaliere su una cosa ha provveduto a rassicurare coloro che hanno assediato il centralino di Arcore. «Le primarie? Sì certo fatele», ha sostenuto Berlusconi col tono di chi parla di qualcosa che lo riguarda poco o nulla. Ciò che invece interessa il Cavaliere è tenere sotto scacco coloro che, «approfittando del mio senso di responsabilità, pensavano di annientarmi». Ovviamente il primo obiettivo dell’ex presidente del Consiglio sono i magistrati, ma subito dopo segue il Quirinale.
Schierata la contraerea, Berlusconi del rischio spread non sembra preoccuparsi visto che ritiene quell’indice «manipolato» da chi avrebbe interesse a «condizionare le scelte democratiche dei paesi». L’appuntamento che Berlusconi intende dare al Pdl per valutare l’opportunità di togliere la fiducia al governo Monti è quello sulla legge di stabilità. Il relatore del Pdl è l’ex ministro Brunetta che le perplessità sulla linea economica dell’attuale governo le ha espresse ben prima dello stesso Berlusconi. Lo scontro tra Brunetta e il ministro Grilli è quindi assicurato e favorito dalla dura posizione presa sabato pomeriggio dallo stesso Berlusconi. Archiviata ogni possibilità di modifica della legge elettorale, il Cavaliere è pronto a lasciare ai centristi di Casini e al Pd di Bersani l’onere, se ne avranno voglia, di votare una legge di stabilità sulla quale il Pdl dirà comunque «no» perché non eviterà l’aumento dell’Iva e rimetterà in discussione anche il taglio dell’Irpef.
Berlusconi intende caricare politicamente il passaggio della legge di stabilità che rischia di diventare quindi decisivo e non è escluso che non porti alla crisi di governo qualora Bersani decida di cogliere la palla al balzo in modo da anticipare il voto di qualche mese e andare alle urne in una nuova sfida tra centrosinistra e centrodestra egemonizzato da Berlusconi.
Sono mesi che Berlusconi monitora con attenzione l’exploit del movimento di Grillo e più volte ha invitato i suoi a valutare gli argomenti che permettono al comico di riempire le piazze e, forse, le urne. L’attesa per l’esito del voto in Sicilia da parte del Cavaliere sta tutta su questo punto. Ovvero nel valutare quanto e come i grillini sfilano al Pdl.
Malgrado sia consapevole della necessità di non lasciare il Pdl al suo destino per evitare che qualcuno se ne appropri, Berlusconi non ha per nulla archiviato l’idea di una propria lista se non di una rifondazione del partito. Ovvio quindi che annoveri molte delle prese di distanza di ieri di alcuni autorevoli esponenti del Pdl come timore per una possibile non ricandidatura o, comunque, dovute ad una preoccupazione di non tornare in Parlamento tra qualche mese.
In attesa di constatare se il suo altolà è capace di produrre effetti in coloro che, a suo giudizio, «continuano a perseguire le via giudiziaria nel tentativo di eliminarmi dalla scena politica», Berlusconi attende con qualche trepidazione in più l’esito del processo-Ruby che dovrebbe andare a sentenza entro Natale, a ridosso quindi delle primarie che Alfano vorrebbe di partito e Berlusconi di coalizione. Nei prossimi giorni, e forse proprio dagli studi di Santoro, Berlusconi potrebbe continuare nella sua martellante spiegazione dei perché del suo passo indietro dal governo e delle sue intenzioni solo in parte raccontate lo scorso sabato pomeriggio.