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Data: 29/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Abruzzo provinciale e nelle retrovie» I Giovani di Confindustria: la classe dirigente perde tempo a discutere di Province mentre dovremmo guardare all’Europa

RICCARDO D’ALESSANDRO Essere assenti mentre si ridefiniscono le sorti di tutti i Paesi ci fa scomparire dalla scena nazionale e mondiale

PESCARA «L’Abruzzo si confronta con l’Europa con le armi del campanilismo. Percepisco in maniera ancora più forte, mentre qui a Capri si parla di Europa, come l’Abruzzo si stia collocando nelle retrovie. Stiamo perdendo il nostro tempo a discutere se e quante Province dobbiamo avere, come “ripartircele”, quali e dove gli uffici, i tribunali, le prefetture. Questo campanilismo ci fa perdere l’orientamento, che dovrebbe invece tenere lo sguardo rivolto all’Europa e non ai nostri “orti” da coltivare». Riccardo D’Alessandro ha firmato questo atto d’accusa contro la classe dirigente regionale da Capri, dove sabato scorso, si è conclusa la 27esima edizione del Convegno dei Giovani di Confindustria. D’Alessandro – che dei Giovani di Confindustria è presidente per la provincia di Chieti – ha poi approfondito la sua critica aggiungendo: «Voglio lanciare un monito ai decisori - pubblici, politici e privati - affinché cessi questa lotta intestina e si vada avanti con una provincia, due o qualsiasi altro numero da Superenalotto, ma con un Abruzzo unico. Siamo già un bacino di utenza insignificante: 1.2 milioni di persone non sono nulla nel mercato globale e sui tavoli nei quali vengono prese le decisioni per tutti. Essere assenti nel momento in cui vengono ridefinite le sorti e il futuro di tutti i Paesi ci fa scomparire dalla scena nazionale e mondiale. Qualora ci fosse data ancora una chance per esserci». Ma quella di D’Alessandro non è stata l’unica voce critica fra i Giovani di Confindustria Abruzzo che a Capri era presente anche con i presidenti provinciali di Teramo, luca Verdecchia, L’Aquila, Pierluigi Panunzi, e Pescara, Alessandro Addari. «Per noi», ha annunciato Verdecchia, «quella di quest’anno è l’ultima occasione di partecipazione all’evento caprese in quanto dal 2013 i Giovani Industriali abruzzesi non saranno più nell’Interregionale del Mezzogiorno bensì nell’Interregionale del Centro. La prospettiva di diventare la terza macro-regione europea, dopo Baltico e Danubio, rappresenta un’occasione decisiva per far tornare l’Adriatico centrale nelle politiche di sviluppo». Panunzi ha sottolineato la situazione drammatica che vive l’economia aquilana: «Abbiamo capannoni vuoti, con i drammi interiori che li accompagnano, e una quantità di vertenze che stanno a significare una cosa sola: aumenterà la popolazione dei senza lavoro e, quindi, quella che non consuma, con evidenti ripercussioni su tutto il sistema sociale. La Regione Abruzzo deve guardare con estrema attenzione alle questioni aperte dalle grandi industrie nonché sostenere le piccole con strumenti di incentivazione alla crescita. Resto turbato dal tanto parlare di stritolamento dell’euro. Ma perché non ci concentriamo sullo stritolamento delle imprese, cioè sull’economia reale?». Addari, poi, ha insistito sulla necessità della buona politica come condizione per avere uno sviluppo sano. «Il nostro presidente», ha detto il presidente dei giovani Industriali pescaresi, «ha ricordato l’etimologia della parola “candidato: “candido” nei tempi della nostra comune matrice storica stava a significare il “candore dovuto” da parte dellle persone che si offrivano insieme alla loro integrità personale e politica quali rappresentanti della società civile e delle sue scelte». Parlando della sua provincia, Teramo, Verdecchia ha detto che «balza all’occhio un dato, il calo forte, quasi del 50%, per il settore più tradizionale: quello dell'industria manifatturiera». «Questo mi fa pensare», ha concluso, che non possiamo tardare ancora nell’attivarci verso quei settori sui quali da troppo tempo si indugia e che possono insistere positivamente anche sul manifatturiero, in termini di abbattimento dei costi di produzione: energia e tecnologia. Restare ancorati ai segmenti tradizionali ci candida a collocarci in crisi già nel futuro prossimo: ci vuole una politica che spinga gli investimenti e le idee su rinnovabili/alternative e Itc». L’assessore regionale al Lavoro, Paolo Gatti, infine, ha messo l’accento sulla necessità di riformare scuola e sistema delal formazione. Come? «Fin quando le Regioni e, insieme ad esse il sistema istruzione, non avranno la competenza sulla selezione dei docenti, dei dirigenti scolastici e dei loro stipendi», ha detto Gatti, «non si innescherà mai una “fabbrica del merito”. Il fatto che lo Stato si sia dato l’obiettivo di centralizzare le politiche attraverso la riappropriazione di alcune materie, si tradurrà in un arretramento tristemente finalizzato a non cambiare nulla».

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