Il governatore si confessa: nel 2010 fui tentato dal «Gran Rifiuto»
L'AQUILA Erano da poco passate le 14 quando il ministro Fabrizio Barca si è alzato, si è quasi messo sull'attenti di fronte al presidente della giunta regionale Gianni Chiodi, ha stretto forte la mano all'ex commissario per la ricostruzione ricevendone un inchino. A un metro il sindaco Massimo Cialente ha rosicato un po'. Barca con quel gesto ha voluto riconoscere a Chiodi «di aver svolto per l'Aquila un ottimo lavoro». La scena si è svolta ieri nell'auditorium di palazzo Silone. Chiodi approfittando della presenza in città di Barca – che ha inaugurato col collega Grilli la sede dell'Agenzia delle entrate _ ha convocato una conferenza stampa per fare una sintesi del lavoro svolto dal primo febbraio 2010 (quando ricevette le consegne da Bertolaso) al 31 agosto del 2012 giorno in cui ha ufficialmente lasciato l'incarico. Il governatore ha monopolizzato col suo intervento gran parte della conferenza stampa. Al suo fianco oltre a Barca, l'ingegner Aldo Mancurti (neo "commissario" fino al 31 dicembre e forse anche oltre), il rappresentante dei Comuni "minori" Emilio Nusca e il sindaco dell'Aquila Cialente. Quella di Chiodi più che una relazione conclusiva è stata una requisitoria contro Cialente. Un vero e proprio "bombardamento" che ha messo un po' in agitazione il primo cittadino il quale al contrario di ciò che fa di solito _ attaccare cioè Chiodi pure su quanti caffè beve la mattina _ è rimasto accovacciato al suo posto, agitandosi un po' sulla sedia ma resistendo alla tentazione di ribaltare il tavolo. Alla fine se l'è cavata dicendo: «Bene, non parlo del passato, guardiamo al futuro». Chiodi ha cominciato la sua requisitoria sganciando subito la prima "bomba": la Ragioneria territoriale ha respinto al mittente i rendiconti che gli aveva mandato il Commissario perché manca quello dell'Aquila. In sostanza il Comune dell'Aquila non ha ancora inviato le pezze d'appoggio relative alle spese effettuate. Se non lo farà entro trenta giorni la pratica passa alla Corte dei Conti e per il Comune saranno dolori. Con chi se la prenderà adesso Cialente, è stata la domanda che tutti si sono fatti. No problem: «La colpa è dei cittadini» ha replicato alla fine il sindaco «sono già tre volte che li sollecitiamo a portarci i giustificativi di spesa ma non è accaduto nulla, li solleciteremo di nuovo e chi non ottempera non avrà i soldi». Come in un fuoco di artificio che comincia con un botto più forte e poi dilaga in una miriade di esplosioni nel cielo così Chiodi a ogni passaggio ha mandato un mini-siluro a Cialente. I piani di ricostruzione? Li hanno voluti i Comuni compreso quello dell'Aquila. La filiera ? Ha funzionato benissimo, ha fatto risparmiare allo Stato 420 milioni e continua a lavorare consentendo l'apertura ogni giorno di nuovi cantieri. Il capo della Struttura tecnica di missione Gaetano Fontana? Me lo ha caldeggiato Massimo e io l'ho difeso quando lui lo voleva cacciare. Ricostruire il centro storico in un anno? Solo chi non sa nulla di amministrazione poteva pensare una cosa simile. I 477 milioni della contabilità speciale? Non è vero che li abbiamo rimandati a Roma, sono stati sempre disponibili e adesso verranno assegnati. Le delibere Cipe? Sembrava semplice ottenerle ma so io quanta fatica ci è voluta. E poi le tasse, i decreti, le ordinanze, la popolazione per metà già rientrata. In questo diluvio di botte e bottarelle il colpo finale: un elogio sperticato a Fontana «uomo competente e onesto» e al suo fido collaboratore Antonio Morgante «che ha dovuto far fronte a qualche spigolosità di Fontana e ai “capricci“ di Cialente». Ma il colpo del ko è arrivato quando Chiodi, nel suo dire, è giunto a immaginarsi collocato sugli altari. Ha raccontato il tormento, quasi mistico, che lo colse nella notte fra il 30 gennaio e il primo febbraio del 2010. Tutta la notte sveglio: accetto o non accetto l'incarico di commissario alla Ricostruzione? Io, povero politico di provincia, per anni vissuto in un eremo a Teramo posso porre sulle mie fragili spalle l’incarico che mi viene offerto dal cardinale decano Bertolaso? Sì, accetto, disse a se stesso alle 4 del mattino. La decisione maturò quando gli "apparve" Celestino V : «C'è già stato un uomo che ha fatto il gran Rifiuto, non puoi farlo anche tu» (fra virgolette le parole di Chiodi quasi testuali). Nel suo furore mistico Chiodi ha dato indirettamente un altro colpo al sindaco dell'Aquila che dopo pochi mesi dalla nomina a vicecommissario si dimise. Insomma fu lui, Massimo «per viltade» a fare il Gran Rifiuto. Ormai senza freni il presidente si è rivolto a Barca contestandogli una frase pronunciata giorni fa: «All'Aquila c'è stato un deficit di democrazia». Chiodi ha chiosato: «Non è vero, ce n’è stata anche troppa» e argomentando in maniera un po' tortuosa ha lasciato immaginare una città simile a quel pollaio dove ci sono «troppi galli a cantare per cui non si fa mai giorno». Se fosse stata una sfida di pugilato Cialente sarebbe finito fuori dal ring. Ma c'è da giurarci: il primo cittadino sta già meditando vendetta. Alla prossima puntata.