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Data: 30/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Politica in fermento - Alfano, sostegno a Monti e candidato alle primarie

ROMA «Mi candido alle primarie del Pdl, mai pensato alle dimissioni». Angelino Alfano gonfia il petto nella conferenza stampa seguente alla debacle siciliana, snocciola le date dell’agenda del Pdl (oggi tavolo delle regole, il 7 novembre ufficio di presidenza e il 16 presentazione delle candidature) rispondendo così al forte dissenso nei suoi confronti dei falchi del partito. Cerca di sgombrare il campo da equivoci che, purtroppo per lui, però, sono dei veri macigni lanciati dal «padrone» del partito, Silvio Berlusconi. Alfano comunque ci prova: il governo Monti non è in discussione, nessuna sfiducia; anzi fiducia assicurata alla legge anticorruzione. Con un segnale di distensione nei confronti del cavaliere: approvare in tempi rapidi anche la responsabilità civile dei magistrati, «perché tutti coloro che sbagliano devono pagare, e la sentenza di Milano nei confronti di Berlusconi è una vergogna». E sul Cavaliere «che non si candiderà per la leadership» sostiene che c’è stata una errata interpretazione delle sue parole: «Non ha mai detto che uscirà dalla scena politica, ma solo che non si ricandiderà». A chi gli chiede se si è sentito sconfessato dalle parole di Berlusconi risponde che «quello che ha detto con modi e parole diverse è quanto noi abbiamo sempre sostenuto. E comunque non si sente in bilico: «Le mie idee sono in maggioranza nel Pdl». Quindi primarie, «perché il candidato del Pdl lo devono scegliere i cittadini nei gazebo che metteremo nelle piazze». Secondo Alfano il Pdl è vivo e ce la può fare, anche se in campagna elettorale «non parleremo di alleanze, perché dobbiamo crescere, poi trovare le alleanze e vincere». Non come in Sicilia, commenta amaro, dove la divisione tra i moderati ha lasciato strada libera alla sinistra. E vincere con una legge elettorale diversa: «Basta con i listini bloccati e le decisioni calate dall’alto, i candidati li sceglieranno i cittadini». Ma nel Pdl l’unità è tutta da ricostruire. I falchi non si espongono pubblicamente, il solo ex sottosegretario Crosetto commenta che dopo le elezioni siciliane «non c’è né un partito né una linea. Non so neanche se Alfano rimarrà segretario». Ma sono in tanti che si schierano in difesa del segretario. Il vicepresidente alla Camera Osvaldo Napoli sostiene che «nel Pdl c’è chi ha lavorato per la sconfitta di Alfano in Sicilia. Ora nel Pdl il confronto diventerà ancora più pesante». Anche Formigoni si espone per difendere l’operato del segretario, mentre il leader dell’Udc Casini si dice scandalizzato «dall’accanimento contro Alfano, una cosa indecente. E’ il capro espiatorio di problemi che sono di tutti tranne che di Alfano». E Cicchitto elogia il segretario per l’annuncio delle primarie, sostenendo con un po’ di coraggio che in Sicilia il Pdl ha tenuto.

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