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Data: 31/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il piano di Marchionne «17 modelli in quattro anni» Svolta sui marchi premium, ma sarà ridimensionata Lancia

ROMA - Gli utili Fiat del trimestre sono quasi raddoppiati e il risultato operativo è in crescita, migliore di quello previsto dagli analisti. Ma dopo la buona partenza per l’apprezzamento dei conti Chrysler diffusi l’altro ieri (in apertura l’azione aveva guadagnato fino al 2,8%) si è verificata una decisa inversione di tendenza e il titolo del Lingotto ha chiuso a 3,93 euro, con una perdita del 4,66% e un volume di scambi importante (48 milioni di azioni, il 3,8% del capitale), circa il triplo della media quotidiana dell’ultimo mese.
Nel terzo trimestre è aumentato l’indebitamento, diminuita in maniera significativa la liquidità e il business in Europa è fortemente in perdita. In particolare, però, gli analisti non hanno gradito i target rivisti al ribasso per il 2013 e il 2014 e il conseguente piano-prodotto che conferma l’operatività dei 4 stabilimenti in Italia, ma riposiziona in basso i volumi di vendita, con perdite quasi tutte concentrate in Europa.
«Non capisco perché solo a noi chiedano tanti dettagli sui progetti - ha detto Sergio Marchionne durante la conference call - i nostri concorrenti non danno altrettante indicazioni». L’ad di Fiat e Chrysler ha dichiarato che entro 24-36 mesi ci saranno interventi sugli impianti nella Penisola, annunciando l’arrivo di 17 nuovi modelli nei prossimi 4 anni. Complessivamente, però, i 6 milioni di vetture che secondo le previsioni fatte nel 2010 dovevano essere vendute nel 2014, ora scenderanno a 4,6-4,8 milioni con una perdita che corrisponde alla totale produzione prevista dal cancellato piano Fabbrica Italia (1,4 milioni di unità l’anno).
Marchionne ha anche precisato una nuova direzione strategica che nell’ultimo periodo aveva solo parzialmente anticipato. Il cambio di rotta è anche dovuto agli avvenimenti più recenti: da una parte in Europa fanno profitti di rilievo solo i brand premium (Audi, Bmw e Mercedes su tutti), dall’altra la necessità di provare ad esportare in altri continenti richiede una maggior impegno verso vetture dal costo e dai margini più elevati, modelli che erano stati invece trascurati. Marchionne boccia il brand Lancia, punta forte su Alfa Romeo e Maserati, lasciando a Fiat la leadership fra le piccole con la Panda e la 500, quest’ultima diventata un brand globale da affiancare appunto ad Alfa, Maserati e all’americana Jeep: «Dobbiamo abbandonare l’illusione che la Lancia torni quella di un tempo, ha un appeal limitato. Solo Ypsilon svolge un ruolo significativo in Italia ed è la sola sostenibile da un punto di vista economico». L’ad del Lingotto ha anche evidenziato la forte pressione a cui è sottoposta la Giulietta definendo «innaturale» l’attività di alcuni concorrenti e scritto una mail ai dipendenti Jeep per rassicurali del fatto che la produzione dell’azienda rimarrà negli Usa dopo le dichiarazioni di Romney.
Nel 2013 i nuovi modelli saranno 3, vetture tecnicamente interessanti, ma dalla produzione limitata. A Grugliasco, negli impianti ex Bertone sono già rientrati 400 dipendenti: nella prima parte dell’anno partirà la nuova Quattroporte, nella seconda una berlina premium, ma dal prezzo più abbordabile per fare concorrenza anche fuori dall’Europa ai marchi di lusso tedeschi. «Stiamo lavorando con il governo per creare le condizioni che rendano più competitivo l’export», ha concluso Marchionne. Anche la terza vettura del 2013 potrebbe trovare spazio in paesi lontani: è la piccola sportiva Alfa 4C che verrà invece assemblata alla Maserati a Modena. In serata c’è stato l’incontro con i sindacati e Fiat ha dato ulteriori garanzie: sarà salvaguardata l’occupazione in tutti gli stabilimenti italiani che riceveranno significativi investimenti. Si partirà da Melfi con un Suv compatto, a Mirafiori verranno realizzate vetture alto di gamma, a Cassino un’auto condivisa con Chrysler destinata all’esportazione. C’è però anche un avvertimento del Lingotto: i sindacati che hanno condiviso il progetto lo dovranno difendere attivamente dalle minoranze determinate a impedirne il successo.

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