PESCARA Un'autentica rivoluzione. L'accorpamento delle Province, deciso dal Governo nell'ultimo Consiglio dei ministri, innescherà profondi cambiamenti nell'organizzazione territoriale degli enti provinciali e degli organi periferici dello Stato. L'accorpamento tra L'Aquila e Teramo, tra Pescara e Chieti e tra Campobasso e Isernia, produrrà il dimezzamento di sedi e uffici nelle due Regioni. A partire dal primo gennaio del 2013 verranno cancellate le giunte provinciali e si aprirà una fase transitoria, nel corso della quale i presidenti delle Province potranno delegare ad un massimo di tre consiglieri la gestione ordinaria. Allo stesso tempo saranno sbrigati una serie di adempimenti relativi ai bilanci, alla ricognizione delle piante organiche e del patrimonio immobiliare. «Tra i membri della giunta e i consiglieri c'è un clima di smarrimento - osserva il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa - Si pone anche un problema di legittimazione, che a livello politico attiene soprattutto la programmazione e l'approvazione dei bilanci». Il processo di riordino, però, interessa anche altri organi, dal momento che la metà delle prefetture, delle questure e delle sedi di motorizzazione civile, Inps e Inail dovranno chiudere. Presumibilmente la gran parte degli uffici verrà mantenuta dalle città capoluogo, ovvero L'Aquila e Pescara in Abruzzo, e Campobasso in Molise. Una prospettiva che nelle settimane passate aveva indotto il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, a lanciare l'allarme per «circa 2 mila posti di lavoro a rischio, compreso l'indotto», e il suo collega di Teramo, Valter Catarra, a parlare «di mille persone che resteranno senza lavoro». Quel che è certo è che la riorganizzazione delle giurisdizioni provinciali sarà complessa e articolata, e condizionerà il futuro di migliaia di lavoratori abruzzesi, che in molti casi saranno assegnati ad altri enti e dovranno accettare di lavorare in altri luoghi. «I dipendenti della Provincia si sentono sballottati - fa sapere Testa - e in queste ore stanno sperimentando una condizione di estrema precarietà». Sul destino che li attende, il presidente della giunta pescarese non si sbilancia. «Bisognerà attendere ancora qualche giorno per comprendere a pieno i nuovi meccanismi relativi alla distribuzione delle funzioni - osserva - Per misurare a pieno gli effetti della riforma, c'è bisogno di una verifica puntuale che stiamo ancora compiendo». Testa è consapevole della portata storica del processo di riordino: «È una svolta epocale, della quale molti cittadini e molti amministratori ancora non si rendono conto». Il presidente della Provincia di Pescara, tuttavia, ritiene che ci siano ancora margini per trattare con il Governo. «Ci sono numerosi ricorsi pendenti e il provvedimento verrà licenziato dopo un iter parlamentare di 60 giorni - rileva - Molto può ancora succedere, si giocherà un partita sulle scadenze e bisognerà vedere se l'ente avrà elezioni dirette di primo livello o di secondo livello». Una sponda arriva dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, che dice: «Sul riordino delle Province siamo disponibili al dialogo, ma basta campanilismi». E poi rassicura i dipendenti. «Nessun licenziamento - garantisce il ministro - cambiano soltanto gli assetti». Sul piede di guerra il senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano, deciso a combattere fino in fondo a tutela del proprio territorio. «Ritengo troppo frettolosa - attacca il parlamentare eletto nel Chietino - la volontà del Governo di provvedere ad approvare il decreto». A giorni il provvedimento approderà in parlamento. «Prima ancora che si discuta alla Camera - è l'idea di Di Stefano - occorre creare un raccordo tra i parlamentari abruzzesi e tra tutti i parlamentari italiani che avanzano lamentele e contestazioni». L'obbiettivo la modifica del decreto: «Bisogna salvaguardare quelle province che hanno i requisiti per restare tali». Il senatore chietino, tuttavia, ha già pronto un piano B. «In ogni caso, fin da subito - dice - occorre iniziare a considerare accordi inter-provinciali volti ad equilibrare la presenza di enti e strutture».