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Data: 03/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il caso Fiat - Il Quirinale con il governo sullo stop ai licenziamenti. Brunetta: ha ragione il Lingotto. Fiat contro gli operai Fiom ma poi corregge il tiro (Il Caso Pomigliano - Guarda)

ROMA - La decisione della Fiat di mettere in mobilità 19 operai in risposta alla sentenza di reintegro di altrettanti dipendenti Fiom di Pomigliano, continua a suscitare dure reazioni del mondo politico. E al Quirinale, chiamato in causa nelle ultime ore, ovviamente si tiene conto della delicatezza del caso e dei suoi riflessi nell’ambito delle relazioni industriali: il capo dello Stato «non è indifferente» alle polemiche di questi giorni e condivide le prese di posizione del governo, che con i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera hanno invitato l’Ad del Lingotto, Sergio Marchionne, a ritirare il provvedimento della discordia.
Le stesse preoccupazioni filtrate dal Colle si manifestano amplificate nelle prese di posizione di vari esponenti politici. Pier Luigi Bersani afferma che quello di Marchionne «è un gesto inaccettabile, perché urta la sensibilità di tutti e contiene un messaggio errato sul piano morale che non fa bene al Paese. Finora - sottolinea - abbiamo visto solo rompere il giocattolo, non abbiamo visto effettivamente qualcosa che possa definirsi un piano con i suoi particolari e stringenti impegni. Se - conclude Bersani - viene riconosciuto un errore, o una colpa, dell’azienda, questa non può essere scaricata su altri, su lavoratori che devono mantenere la famiglia». Assai perplesso sull’iniziativa Fiat anche il rivale di Bersani Matteo Renzi, da tempo estimatore del top manager del Lingotto. «Alcune sue polemiche - dice il sindaco di Firenze - non le capisco. Io sono tra quelli che non hanno un pregiudizio su Marchionne, quando disse che aveva il progetto di Fabbrica Italia l’avevo giudicato positivamente. Dopo di che deve scegliere se essere coerente, come ha detto nella sua ultima intervista, o fermarsi alle mezze frasi».
Di tutt’altro avviso, l’ex ministro Renato Brunetta che, senza mezzi termini, dà «ragione alla Fiat e, con la Fiat, a Cisl, Uil e Ugl, il sindacato maggioritario in quella realtà aziendale. Ha torto - aggiunge l’economista liberista pidiellino - la Fiom, ha torto Enza Fornero, ha torto Corrado Passera. Quanto a Pier Luigi Bersani, è solo in campagna elettorale». Secondo Brunetta, «tutto origina da una sentenza sbagliata in cui si impone alla Fiat di riassumere 19 iscritti alla Fiom. In nessun Paese al mondo un giudice può decidere chi deve lavorare in un’azienda in base alle tessere del sindacato, discriminando così chi di quel sindacato non fa parte, o chi non è iscritto a nessun sindacato». L’esponente del Pdl sostiene poi che «la Fiom persegue un suo percorso unicamente conflittuale di relazioni industriali, una sorta di via giudiziaria al socialismo». Quanto a Fornero e Passera, Brunetta conclude che «avrebbero dovuto solo stare zitti. La campagna elettorale la lascino fare a Bersani».
In difesa della dirigenza Fiat interviene anche Beniamino Della Vedova, osservando che l’azienda torinese «è tenuta, come tutte le imprese, a rispettare le sentenze della magistratura, ma - afferma il capogruppo di Fli alla Camera - la guerra politica e sindacale contro la Nuova Pomigliano e contro un modello organizzativo e contrattuale innovativo è un pessimo segnale per qualunque investitore, che deve innanzitutto contare su un quadro normativo certo e su regole negoziali non conflittuali».
Decisamente critica, invece, la presidente dimissionaria della Regione Lazio, Renata Polverini: «Marchionne non finisce mai di stupirci. Aveva appena rasserenato il clima, ma immediatamente dopo - osserva l’ex leader dell’Ugl - rispetto a una giusta decisione della magistratura, ci vuol far credere che un’azienda così importante vada in crisi per 19 persone, mettendo lavoratori contro lavoratori». Polverini conclude chiedendo un intervento del governo, «anche personalmente con Monti».
Intanto i sindacati fanno fronte comune. Il segretario nazionale Uilm Rocco Palombella annuncia che è già partita la richiesta di incontro con l’azienda: «Ci vogliono 45 giorni per l’espletamento delle procedure di mobilità e nei primi 7 giorni è possibile arrestarle. Tenteremo di farlo».

Fiat contro gli operai Fiom ma poi corregge il tiro
«Nessuna urgenza» per la procedura di messa in mobilità


ROMA - «Storici oppositori», lavoratori che «sin dall’inizio hanno manifestato il loro giudizio negativo sull’operazione Nuova Panda». La Fiat esce allo scoperto e attacca duramente i «19 ricorrenti», i lavoratori iscritti alla Fiom che ora i giudici impongono di assumere nella newco di Pomigliano d’Arco. Salvo poi ripensarci nell’arco di una manciata di minuti e annullare il comunicato bollandolo come «prima bozza» inviata per «errore tecnico». Annullato e sostituito con una nota identica che però si ferma alle prime quindici righe. Le ultime otto, quelle con l’attacco ai «19 ricorrenti» e anche ai giudici, non ci sono più. Evidentemente considerate, in un’ultima analisi, davvero troppo dure. Troppo in contrapposizione con l’invito fatto 24 ore prima dal ministro Fornero a «soprassedere» alla procedura di messa in mobilità annunciata e soprattutto a evitare di indurire lo scontro. D’altronde la prima parte del comunicato risponde proprio a questo invito, ricordando che «non c’è alcuna urgenza» per le procedure di mobilità, le quali prima di essere concretamente avviate, necessitano di almeno 45 giorni di iter per consentire ai sindacati di esaminare le motivazioni.
Il resto sono parole cancellate, quindi. Eppure difficili da eliminare con un semplice bianchetto. Perché sarà stata anche «una prima bozza» ma qualcuno l’avrà pure scritta. Quelle parole qualcuno le avrà pur messe nero su bianco prima di cancellarle. E sono parole particolarmente significative, identificative di un sentimento contro-Fiom, che in realtà Marchionne non ha mai nascosto, ma che riferite a persone con tanto di nome e cognome, quei «19 ricorrenti storici oppositori», fanno indubbiamente un altro effetto. «Stupisce e induce qualche dubbio il fatto che questi storici oppositori pretendano oggi il passaggio in FIP, utilizzando una sentenza che non tiene nella minima considerazione le conseguenze sull’iniziativa industriale di Pomigliano, per la quale sono stati investiti 800 milioni di euro e che oggi sta dando lavoro complessivamente a circa 3000 persone» era scritto nella nota aziendale poi annullata. Il dubbio che viene a chi legge queste parole è invece un altro: sarà mica questo il motivo - e non l’organico in soprannumero - che è alla base dell’avvio della procedura di messa in mobilità? Ha ragione chi sostiene che le intenzioni dell’azienda sono di licenziare gli stessi 19 che la sentenza impone di assumere?
In questo senso l’adozione di una versione soft del comunicato finale, potrebbe essere il segnale di una volontà di alleggerire la tensione che sta provocando «commenti in molti casi non pertinenti e inesatti» come sottolinea la nota. E allora - continua il comunicato Fiat - «è utile precisare» che «la procedura di mobilità ha un iter e dei tempi tecnici prestabiliti». E che quindi «nessuna iniziativa può essere avviata dall’azienda prima della conclusione della procedura, ovvero come minimo 45 giorni dall’avvio, e cioè dal 31 ottobre scorso. Non vi è pertanto alcuna urgenza». Inoltre - continua il comunicato - i 19 ricorrenti non sono scoperti dal punto di vista degli ammortizzatori sociale, bensì «sono titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con Fiat Group Automobiles, che non si è mai interrotto, e attualmente fruiscono come altri più di 1000 dipendenti del comprensorio di trattamento di cassa integrazione, oggetto di specifico accordo sindacale firmato il 6 luglio 2011». La mancata assunzione nella newco «è unicamente condizionata dalla domanda del mercato dell’auto italiano ed europeo, attualmente molto al di sotto delle previsioni». Una frase, quest’ultima, che però accentua le preoccupazioni dei 2.431 operai in cassa integrazione straordinaria per cessazione attività del vecchio Giambattista Vico, che - in base agli accordi - attendono di essere assunti entro il prossimo luglio nella newco. La domanda è: se il mercato non migliora che ne sarà di loro?

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