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Pescara, 30/03/2026
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03/11/2012
Il Centro
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Sui 19 licenziamenti la Fiat ora frena. «Tempi lunghi, nessuna urgenza sulle procedure di mobilità» Il giallo del comunicato. Bersani attacca, sindacati pronti al ricorso |
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ROMA Prima le critiche del governo, poi quelle dei sindacati. Non si fermano le polemiche sul caso Fiat. Ma l’azienda sotto il fuoco incrociato di politici e sindacalisti frena l’urgenza di licenziare i 19 operai di Fabbrica Italia Pomigliano per far posto alle riassunzioni dei lavoratori iscritti alla Fiom. «Nessun urgenza» sulla mobilità ha fatto sapere in una nota il Lingotto. Dunque, il giorno dopo le dichiarazione del ministro del Welfare, Elsa Fornero e dello Sviluppo Economico, Corrado Passera che avevano invitato l’azienda ad evitare un nuovo braccio di ferro con i lavoratori, i toni della casa automobilstica sembrano più concilianti. Ed è spuntata anche l’ipotesi di un lodo Monti. L’intervento di un’autorità superiore che possa mettere fine allo scontro costringendo azienda e sindacato a fare ognuno un passo indietro. L’idea è che sia il governo a convocare le parti (al massimo sette persone) non per una trattativa, ma per prendere una decisione che va comunque preparata attraverso contatti da avviare subito. Una decisione secca che solo il premier Monti, l’unico di cui l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha detto di fidarsi, potrebbe imporre alle parti. Complesso, in ogni caso, si presenta il contenuto del lodo. Una delle strade potrebbe essere quella di proporre lo scambio tra l’adesione della Cgil agli accordi e la riammissione in fabbrica dei suoi rappresentanti. Una decisione del genere aprirebbe una discussione all’interno della Cgil e anche la Fiat potrebbe rifiutare la proposta. Ma, secondo alcuni sindacalisti non è una strada impossibile da percorrere perché sia la Fiat che il sindacato non potrebbero dire facilmente no al premier. Sottoposta da più parti alle critiche, ieri la Fiat ha voluto replicare, ma la casa automobilista ha creato da sola un «giallo». A distanza di 15 minuti sul sito di Fabbrica Italia Pomigliano sono apparsi due comunicati. Entrambi sulla vertenza nello stabilimento campano, ma dai toni completamente diversi: duro il primo, conciliante il secondo.Oltre ad alcune precisazioni sulle polemiche di questi giorni, la prima nota riportava il calendario con la durata dei tempi tecnici per la procedura di messa in mobilità (45 giorni dall’avvio, ossia dal 31 ottobre scorso) e l’assicurazione che «non vi è alcuna urgenza». Ma conteneva anche otto righe, poi cancellate, nelle quali veniva espresso un duro giudizio sui lavoratori iscritti alla Fiom che Fabbrica Italia è costretta a riassumere dopo l’ordinanza dei giudici di Roma. «E’ importante ricordare – era scritto – le dure prese di posizione e le pesanti dichiarazioni con le quali i 19 ricorrenti hanno manifestato fin dall’inizio il loro giudizio negativo sull’operazione Nuova Panda. Stupisce e induce a qualche dubbio, il fatto che questi storici oppositori pretendano oggi il passaggio in Fip, utilizzando una sentenza che non tiene in considerazione le conseguenze sull’iniziativa industriale di Pomigliano per la quale sono stati investiti 800 milioni di euro e sta dando lavoro a circa 3mila persone». Tutto questo, dopo quindici minuti è scomparso dalla seconda nota. L’ufficio stampa del Lingotto ha parlato di «una bozza diffusa per un errore tecnico» e «annullata». In pratica, un pasticcio che ha alimentato ancora di più le polemiche. La prima ad aprire il fuoco contro la Fiat è stata la Fiom che si dice pronta allo sciopero generale dei metalmeccanici ai primi di dicembre. «Il comportamento di Marchionne è contraddittorio perchè il licenziamento di 19 operai rischia di preludere al mancato trasferimento di 2.300 nei prossimi mesi, come invece prevede un accordo – ha detto Giorgio Airaudo segretario della Fiom, responsabile del settore auto - Sono scettico anche sugli investimenti. Marchionne di piani ne ha cambiati otto e l’Italia è l’unico paese in cui Fiat non ha preso impegni concreti». Annuncia azioni legali contro i 19 licenziamenti Raffaele Bonanni della Cisl, mentre Rocco Palombella della Uil punta a bloccare le procedure di mobilità: «E’ vero ci vogliono 45 giorni, ma nei primi 7 è possibile arrestarle. E noi stiamo tentando di farlo».
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