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Data: 03/11/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Varrassi: «Dimettermi? Non ci penso proprio». Così il manager della Asl a proposito della revoca del suo incarico disposta dalla Giunta regionale

«Dimettermi? Non ci penso proprio!». È secca la risposta del manager della Asl di Teramo, Giustino Varrassi, il quale risponde così alla stampa che lo incalza sulla questione relativa al recente provvedimento di revoca disposto, a suo carico, dalla Giunta Regionale. Lui che, al momento, non ha ancora presentato alcuna controdeduzione, «semplicemente perchè ad oggi non ho ricevuto comunicazioni ufficiali» spiega. E aggiunge: «Mi auguro che i funzionari regionali non si sostituiscano alla magistratura. Non credo che il provvedimento sia legato ad un giudizio negativo sul mio operato, anche perchè a fine agosto ho avuto la totale approvazione sulla attività da me condotta in questi due anni. Possibile che in soli due mesi si sia stravolto tutto? Ritengo, tuttavia, che questo sia un atto dovuto da parte della Regione, il futuro ci dirà dov’è la verità. Una cosa è certa: da parte mia c’è ancora quel rapporto fiduciario che è esistito fino a questo momento». E da parte della Regione? «Dovreste chiederlo a loro». Una dichiarazione lampo, alla quale il direttore generale della Asl teramana non si sottrae, com’è nel suo stile. E che arriva a margine della presentazione di un’altra grande novità che vede protagonista l’azienda sanitaria. Il cruccio è sempre lo stesso: combattere la mobilità passiva. E per farlo, cala l’asso della medicina territoriale che, entro la fine del mese, entrerà a pieno regime in tre comuni della provincia teramana, come Montorio, Martinsicuro e Sant’Egidio. Territori, gli ultimi due, considerati primari, perchè «l’obiettivo numero uno - spiegano dagli uffici di circonvallazione Ragusa - è combattere la fuga dei pazienti verso le Marche». L’accordo quadro siglato ieri con i rappresentanti sindacali del Comitato Aziendale per la Medicina Generale prevede, infatti, l’istituzione sperimentale delle Unità Complesse per le Cure Primarie (Uccp). Sette quelle individuate al momento (due a Teramo e poi Atri e Mosciano, oltre alle già citate Montorio, S.Egidio e Martinsicuro), all’interno delle quali opereranno, per tutta la giornata, medici di base, pediatri, guardia medica, medici specialisti convenzionati e quelli dipendenti dai presidi ospedalieri. In queste strutture sarà assicurata, inoltre, la presenza di infermieri professionali, fisioterapisti e assistenti sociali. «Le Uccp - spiega il direttore del coordinamento assistenza sanitaria territoriale, Valerio Profeta - vanno intese come uno snodo dell’assistenza territoriale, attorno al quale ruotano gli ambulatori dei medici generici, che non scompariranno. Saranno, insomma, una via specialistica ambulatoriale alla quale il paziente potrà rivolgersi h24». In questo modo, si andrebbero a snellire le lunghe attese al Pronto soccorso, evitando inoltre quell’accumulo di ricoveri, spesso inappropriati. Previsione di spesa: 5 milioni di euro, comprensivi di investimenti necessari per l’acquisto delle strumentazioni. Il personale? «Non costerà un euro di più rispetto ad ora», assicurano.

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