ROMA Avvelenato con la Fiom «perché continua a portare avanti un gioco al massacro». Ma anche severo con Fiat che «ha fatto autogol». «Appena qualche giorno fa - spiega il leader della Cisl, Raffaele Bonanni - abbiamo avuto un incontro che ha zittito tutti con l’impegno dell’azienda a mantenere gli stabilimenti in Italia, a produrre nuovi modelli, a fare investimenti. E cosa accade? Che i profeti di sventura si sono messi in moto».
Cos’è un sabotaggio?
«Non so, ma vedo un duello costante tra Lingotto e Fiom. E’ un errore perché i metalmeccanici della Cgil hanno torto in quanto fanno opera di denigrazione e del disfattismo un’arma pericolosissima per gli stessi lavoratori. Fiat le porge il fianco, ennesimo autogol».
Perché la Fiom tiene questo atteggiamento?
«Semplicemente perché è la Fiom e la Cisl è la Cisl».
E che vuol dire?
«Noi non molliamo mai le discussioni in quanto l’interesse primario è che le produzioni restino in Italia. Il dialogo è l’unica carta da giocare. La Fiom persegue obiettivi politici, non sindacali».
In questo caso Fiat ha operato fuori dalla legge?
«Sì, tanto è vero che se dovesse licenziare i lavoratori che hanno firmato il nuovo contratto, impugnerò i licenziamenti».
E lei ritiene di dover avere ancora un comportamento costruttivo?
«Ho il dovere di farlo. Io non ho come controparte l’azienda, ma decine di migliaia di lavoratori che dipendono da quella produzione».
Non c’è il rischio che Fiat, dopo aver emarginato la Fiom, domani tagli fuori anche la Cisl e le altre organizzazioni sindacali?
«Lo vedo difficile per due ragioni. Per la consistenza numerica dei nostri iscritti nelle fabbriche e per l’idea che abbiamo di relazioni industriali. Non ci sarà spazio per disarcionare un sindacato forte che comunque non dà alibi ad atteggiamenti radicali e scomposti. Fiat deve stare attenta con chi fa dell’equilibrio la propria politica».
L’accordo di un anno e mezzo fa, lei lo firmerebbe di nuovo?
«Certo. Sono stati riassunti la metà dei lavoratori che erano stati messi fuori».
Nel frattempo però Fabbrica Italia non c’è più?
«Ma c’è un piano alternativo».Lei si fida ancora di Fiat?
«Il mio compito è tenere in piedi le aziende sui nostri territori. Altrimenti in Italia avremo un deserto».