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Data: 03/11/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
«Fiat riassuma i 19 e non licenzi nessuno». Bonanni (Cisl): momento troppo delicato per permettersi di rincorrere la Fiom

«Fiat fa male a rincorrere la Fiom. È un esercizio che non ci possiamo permettere in questo momento in Italia. Stanno chiudendo ogni giorno decine di fabbriche in Italia.Quando mi siedo al tavolo delle trattative non penso alle diatribe e alle scaramucce. No mi interessano le 10 mila persone appesi alle decisioni che escono dalle trattative». Raffaele Bonanni spiega in un colloquio con Il Tempo che la contrapposizione Fiat-Fiom non tiene conto della situazione drammatica in cui versa tutta l’industria dell’auto europea. «Serve più cautela da parte di tutti. Quando mi siedo al tavolo tengo bene a mente che in Europa si sta chiudendo un anno con un calo del 40% delle vendite. Ford chiude in Inghilterra, Peugeot trema. In Italia chiudono centinaia di aziende e nessuno alza un dito però attorno allo scontro tra Fiat e Fiom si accende un dibattito esplosivo» dice Bonanni. Che continua a non spiegarsi in ogni caso l’affondo di Fiat il giorno dopo la chiusura di un accordo importante che aveva sancito di fatto la nuova strategia del Lingotto: nessuna chiusura di siti italiani e investimenti in attesa della ripresa. «Non è la prima volta che la Fiat si comporta così. E cioè dimostra la sua propensione al duello» aggiunge il leader della Cisl. Ma la Fiat cosa avrebbe dovuto fare? «Le sentenze si rispettano ma anche gli accordi che sono stati siglati con ha condiviso il rilancio di Pomigliano. Dunque io dico che attendendendo il recupero di mercato che premi anche la nuova Panda, Marchionne avrebbe dovuto semplicemente aumentare l’organico con i 19 Fiom e non mettere in mobilità nessuno di quelli che oggi in quella fabbrica lavorano in forza di un’intesa siglata con l’azienda» aggiunge Bonannni che sul possibile lodo Monti, e cioè sul fatto che entri in campo lo stesso premier per raffreddare il conflitto tra sindacato Fiom e azienda si mostra scettico. «Il vero accordo lo dobbamo fare noi sindacati e si farà quando la Fiom deciderà di accettare che il fatto che nella fabbrica c’è una maggioranza di lavoratori che hanno fatto una scelta. Anche non condivisa da loro. Se continua in questo atteggiamento avranno solo il risultato di deteriorare le relazioni industriali e aprire la deriva dei tribunali. Questo sarebbe la vera sconfitta per i sindacati e le associazioni degli industriali» aggiunge Bonanni. Che in ogni caso è pronto anche lui a ricorsi legali. «Per noi non c’è fondamento e si tratta di lavoratori che hanno sottoscritto un accordo. Il presidente della Repubblica farebbe bene a interessarsi del problema» conclude.

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