La nota del Quirinale vista come un altolà agli agguati contro l’esecutivo
ROMA - Mario Monti ha accolto con sollievo l’intervento di Giorgio Napolitano. Il perentorio stop all’ipotesi di voto anticipato è stato letto dal professore come un aiuto al governo: niente scorciatoie verso le urne e, per favore, un po’ di calma e responsabilità in questa campagna elettorale «troppo precoce». Un’eccitazione che spinge partiti e parlamentari a far scattare agguati contro i provvedimenti dell’esecutivo, come è accaduto venerdì alla Camera. Ma a giudizio di Monti la nota del Quirinale non è solo un «richiamo al buonsenso». E’ anche un modo durissimo e netto di inchiodare i partiti alla loro responsabilità. Quella di fare quanto prima la legge elettorale.
A palazzo Chigi al momento escludono di dover agire sulla riforma del sistema di voto. «E’ materia squisitamente politica». Ma giorno dopo giorno, più si avvicina la data delle elezioni e più si moltiplicano gli appelli come quello del costituzionalista Michele Ainis, non si esclude che su richiesta del capo dello Stato, «e se ci sarà un accordo di massima» tra i partiti, il governo possa intervenire con un proprio provvedimento «per accorciare i tempi».
Attenzione: non per una modifica complessiva del Porcellum, ma per cambiare quella parte della legge elettorale che concede il premio di maggioranza alla coalizione vincente a prescindere da una soglia minima di consensi. A palazzo Chigi, infatti, non viene trascurato l’allarme della Corte costituzionale che ha definito potenzialmente incostituzionale il Porcellum, in quanto sacrificherebbe il principio della reale rappresentanza popolare al principio della governabilità. E questo, appunto, perché non è stata fissata una soglia minima per far scattare il premio di maggioranza.
L’altolà di Napolitano è interpretato da Pdl, Pd e Udc allo stesso modo. Angelino Alfano, che al contrario di Silvio Berlusconi vorrebbe la riforma elettorale, legge l’intervento del Quirinale come un aut aut che suona più o meno così: voi fate la riforma elettorale e poi si potrà ragionare sull’election day con l’accorpamento alle politiche delle elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise. Stessa lettura quella di Pier Ferdinando Casini, avvertito in mattinata dal Colle che la nota non era una risposta ai suoi appelli per l’election day, ma a un articolo di «Libero» che parlava di resa del capo dello Stato all’ipotesi delle elezioni anticipate. E anche il Pd con Maurizio Migliavacca, l’uomo incaricato da Pier Luigi Bersani di lavorare alla riforma del Porcellum, arriva all’identica conclusione: «Quella di Napolitano non è una chiusura a doppia mandata. Il capo dello Stato vuole la riforma elettorale, dopo di che potrebbe accettare l’election day».
Sia il Pdl che l’Udc - il Pd resta alla finestra al momento - vorrebbero l’accorpamento di elezioni regionali e politiche per non dare ulteriori vantaggi a Beppe Grillo. La spiegazione l’ha data Alfano parlando con i suoi: «Se si vota prima per Lazio, Lombardia e Molise corriamo il rischio di vedere una nuova affermazione del Movimento 5 stelle. E, sull’onda di questo successo, Grillo potrebbe fare una nuova campagna elettorale vittoriosa, facendo il pieno di voti anche alle elezioni politiche». Pericolo «assolutamente da scongiurare».