Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/03/2026
Visitatore n. 752.741



Data: 04/11/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Riordino delle Province - Pineto, Sulmona Silvi e Atri vogliono unirsi alla Provincia di Pescara

TERAMO Vecchi campanili addio. Almeno per buona parte dei Comuni teramani e del centro Abruzzo che, preso atto della decisione del Governo di ridurre a due le Province abruzzesi, cominciano a pensare a una sorta di secessione che guarda in parte verso il Pescarese e in parte verso le Marche. Perché se Chieti e Pescara, rivendicazioni politiche a parte, possono considerarsi già da tempo un'unica, grande realtà, per molti Comuni della costa teramana e per la stessa Sulmona, L'Aquila rappresenta un mondo lontano, un mondo che non li rappresenta. E oggi, a fronte di una rivisitazione territoriale che non tiene conto di alcuna peculiarità e di distanze territoriali spesso amplificate da una viabilità da terzo mondo, i sindaci sono pronti a rimettere ogni decisione nelle mani dei cittadini. Con Silvi, Atri, Pineto e Sulmona pronti a diventare comuni della provincia di Pescara e la Val Vibrata che torna a guardare con sempre più interesse alle Marche e alla vicina Ascoli Piceno. «Come componente del Cal - tuona il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli - avevo fatto due proposte per salvare la nostra provincia, quella cioè di ricorrere alla Corte Costituzionale per quanto riguarda l’articolo 17 della legge 135 e quello di abolire tutte le province, nessuna esclusa, convinto che il mantenimento di una o dell’altra avrebbe scatenato soltanto un’inutile guerra di campanile». Ma le cose sono andate diversamente e così martedì Monticelli incontrerà i colleghi di Silvi e Atri per avviare un percorso che potrebbe condurli a gravitare ufficialmente nell'area pescarese. «I miei cittadini non vogliono sentir parlare dell'Aquila - continua Monticelli - e visto che si discute tanto di spending review, martedì con i sindaci di Atri e Silvi valuterò anche l'idea di unirci in unico Comune. D'altro canto le terre del Cerrano rappresentano un'unica realtà. Abbiamo già la polizia municipale unica, stiamo andando verso un unico ufficio del demanio, valuteremo anche quest'altra opzione». E a Pescara guarda anche Sulmona, con il capogruppo del Pdl in consiglio comunale, Donato Di Cesare, che è tornato a chiedere di lasciare la provincia dell'Aquila. «Anche il Cal ci ha dato ragione interpretando la nostra proposta, quello che non capisco è l'immobilismo della Regione Abruzzo che ha pensato di lavarsene le mani - dichiara l'amministratore -. Torno a ripetere che quello che sosteniamo non è nulla di trascendentale, soprattutto perché è stata la geografia a decidere per noi». Una volontà, quella di staccarsi dall'Aquila, che prenderà forma in una relazione che Di Cesare intende inviare al Ministero e nella quale verranno messe in evidenza «tutte le esigenze di questo territorio abbandonato a se stesso. La dimostrazione arriva anche dai consiglieri regionali che sono lì a non fare nulla». Ma in questa rivisitazione delle Province abruzzesi non c'è solo chi guarda al Pescarese. In Val Vibrata, infatti, sono sempre più numerosi i sindaci che tornano a guardare alle Marche e in particolare alla vicina Ascoli Piceno. Sindaci capitanati dal primo cittadino di S. Egidio, Rando Angelini, che sottolinea come continuerà comunque a sostenere la battaglia del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. «Finchè esisterà la provincia di Teramo noi resteremo teramani - precisa Angelini - e finchè ci sarà anche solo una speranza condivideremo la battaglia del sindaco Brucchi. Ma se le cose dovessero restare così come sono state disegnate non potremo che guardare all'Ascolano, rispetto al quale siamo un territorio omogeneo. D'altro canto già oggi i nostri cittadini, sia a livello scolastico che lavorativo e sociale, gravitano sulle Marche». Anche perché, sottolinea Angelini, con l'abolizione delle province scompariranno anche gli uffici territoriali e sarebbe impensabile per un cittadino vibratiano doversi recare all'Aquila anche per un minimo adempimento. «Ci sono comuni della Val Vibrata che distano 30 chilometri da Teramo - continua Angelini - immaginiamo quanto possa apparire lontana, da ogni punto di vista, L'Aquila». Intanto, mentre le spinte secessionistiche iniziano a diventare realtà, il primo cittadino di Teramo Maurizio Brucchi chiama a raccolta i colleghi sindaci delle città capoluogo di provincia cancellate dal Governo proponendo l’adesione a una grande manifestazione nazionale a Roma, nei giorni in cui il riordino arriverà in Parlamento. «Non si tratta di difendere poltrone ma innanzitutto un’ identità culturale, storica, sociale - commenta Brucchi - e di salvaguardare posti di lavoro. Questo senza dimenticare il depauperamento istituzionale e amministrativo che ne conseguirà per territori che perderanno realtà amministrative importanti». Un depauperamento per il quale il movimento «Il popolo di Teramo» punta il dito sia contro il Pdl che contro il Pd, impegnati più a risolvere questioni interne che a difendere l'interesse del territorio. Sulla questione infine interviene anche il Pd teramano che, dopo aver rigettato le accuse di Brucchi su un presunto immobilismo del partito, sottolinea come adesso la priorità sia quella di conservare gli uffici territoriali.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it