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Data: 04/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tredicesime più leggere il taglio arriva fino a 46 euro

L’inflazione è salita più degli aumenti contrattuali

ROMA Tredicesime più leggere per i lavoratori dipendenti. Di pochi euro, è vero. Ma in tempi grami come quelli che attraversiamo, possono essere anche importanti. Nel caso specifico non c’entrano nulla le pur taglienti forbici del governo, ma è semplicemente il risultato di un automatico adeguamento tra l’aumentato costo della vita e la diminuita crescita degli aumenti contrattuali. Conto elaborato dalla Cgia (Associazione artigiani piccole imprese) di Mestre, secondo la quale un operaio specializzato con un reddito lordo annuo di poco superiore ai 20.600 euro, si troverà la prossima tredicesima decurtata di 21 euro; un impiegato con un imponibile Irpef annuo leggermente superiore ai 25.100 euro, perderà 24 euro; un capo ufficio con un reddito lordo annuo di quasi 49.500 euro, percepirà in busta paga una tredicesima più leggerà di 46 euro.
Nello scorso mese di luglio il premier, Mario Monti e il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, avevano fornito ampie assicurazioni: le tredicesime non saranno tagliate. In effetti, il governo non è intervenuto. Al suo posto è subentrato però quel meccanismo perverso che regola costo della vita e retribuzioni. Il presidente della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, lo spiega in modo semplice e chiaro: «Quest’anno l’inflazione è cresciuta più del doppio rispetto agli aumenti retributivi medi maturati con i rinnovi contrattuali. Se nei primi nove mesi di quest’anno il costo della vita è salito del 3,1%, l’indice di rivalutazione contrattuale Istat si è incrementato solo dell’1,4%. Risultato finale è sceso il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti».
Dagli uffici Cgia di Mestre spiegano che le retribuzioni del 2012 sono state ritoccate verso l’alto, grazie all’applicazione dell’indice di rivalutazione contrattuale Istat che è aumentato del +1,4%. Poi il valore delle tredicesime riferite al 2012 è stato deflazionato, utilizzando invece l’indice generale dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati cresciuto, secondo l’Istat, del +3,1%. Non essendo ancora disponibile la variazione annua riferita a tutto il 2012, i due indici sopra descritti sono stati calcolati sulla base di un confronto ottenuto tra i primi 9 mesi del 2012 e lo stesso periodo del 2011.
Dice il presidente Bortolussi: «Sarebbe un bel regalo di Natale se il governo detassasse una quota parte della tredicesima. E’ vero che le risorse sono poche, ma un taglio del 30% dell’Irpef potrebbe costare alle casse dello Stato tra i 2 e i 2,5 miliardi». Un mancato gettito che, secondo il numero della Cgia, potrebbe essere coperto attraverso un’attenta razionalizzazione della spesa pubblica. Per contenere ancora di più l’esborso statale, si potrebbe concentrare la detassazione solo sui redditi più bassi. Per esempio, un eventuale taglio del 30% dell’Irpef che grava sulle tredicesime lascerebbe nelle tasche di un operaio 115 euro in più, 130 in quelle di un impiegato e oltre 315 in quelle di un capo ufficio. La ricetta del leader della Cgil, Susanna Camusso, è analoga: detassare le prossime tredicesime. Con un’unica variante: facendo ricorso alle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale.
Il presidente della Cgia ricorda che dicembre è il mese del pagamento dell’Imu e di altre bollette pesanti: «Mai come in questo momento abbiamo la necessità di lasciare qualche soldo in più nel portafogli delle famiglie italiane. Pertanto se non ci sarà qualche provvedimento a sostegno prevedo che i consumi natalizi saranno molto modesti con effetti economici assai negativi per i bilanci degli artigiani e dei commercianti».

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