Fedeli all'alleanza di governo sancita dal risultato elettorale del 2009. Ma i paletti posti dall'Udc al sindaco Luigi Albore Mascia e alla sua maggioranza sono talmente tanti da somigliare ad una lista di proscrizione. No all'attuale politica tributaria ed economica, cancellazione delle società partecipate, fatta eccezione per Pescara gas, e ritorno alla gestione in house. No ad una politica urbanistica (dove il partito ha pure le sue noie giudiziarie) che non sta rispettando il programma di governo, ad iniziare dall'incognita del Pp2. Poi ci sono le richieste esplicite avanzate nell'ultimo faccia a faccia con il sindaco. Su tutte, l'attribuzione di nuove deleghe in giunta. Non si tratta di aumentare o ridurre il numero degli assessori. Nei confronti di Vincenzo Serraiocco, indagato per truffa aggravata (la vicenda della Pescara calcio), resta la richiesta di revoca avanzata dal partito. L'Udc non gradisce però l'attuale gestione dei settori finanziari e tributari, tra l'altro spezzati in due tronconi affidati rispettivamente agli assessori Eugenio Seccia e Massimo Filippello. E vorrebbe occuparsene personalmente: «Loro due - diceva ieri il capogruppo dell'Udc, Vincenzo Dogali - possono andare benissimo all'urbanistica e ai lavori pubblici, come vedete li promuoviamo, non vogliamo cacciarli». Un sottile gioco di parole per denunciare il disastro che si è visto in consiglio comunale sulla vicenda dell'Imu, per non parlare di Pescara parcheggi, un'altra pagina ancora tutta da scrivere.
Insomma, la spina nel fianco per il sindaco Mascia resta. Anche se l'Udc smentisce che le ultime convergenze in aula con il Pd possano prefigurare una nuova maggioranza politica. Lo hanno ribadito ieri il vice segretario provinciale del partito, Nico Liberati e il segretario cittadino, Enzo Di Vittorio, in un incontro con i giornalisti al quale ha partecipato, al fianco di Dogali, anche il presidente del consiglio comunale, Roberto De Camillis, che spiega: «La posizione dell'Udc è questa, prima viene il rapporto con i cittadini, poi con la politica. La nostra interlocuzione è con le associazioni, i commercianti, la marineria, non con i partiti. Non andiamo dove si vince, direi piuttosto che sono gli altri, oggi, ad andare dove vince l'Udc».
Nico Liberati chiede all'amministrazione Mascia una politica economica e finanziaria «rigorosa, equa ma soprattutto solidale con le famiglie e con chi fatica ad arrivare alla fine del mese». La richiesta di revisione delle aliquote Imu e Tarsu, con la convergenza sull'emendamento del Pd votato in consiglio mercoledì scorso, va in questa direzione. Intanto Dogali torna ad annunciare battaglia su Pescara parcheggi se nella prossima seduta del consiglio comunale dovesse essere riproposta le delibera di giunta per la riduzione retroattiva del canone, da 1,9 a 1,2 milioni: «La società ha presentato un piano economico con la proiezione al 31 dicembre 2012 e le cifre sono queste: da 3,1 milioni di incassi del 2011 si è passati ai 2,7 del 2012. Ci chiediamo perché, su 4.000 stalli, si incassano 1,8 euro al giorno. Se il Pescara va male - incalza Dogali passando alla metafora calcistica - quello che rischia è Stroppa, io me la prendo con l'allenatore». Insomma, via l'ad della società e ritorno alla gestione diretta delle strisce blu. La proposta dell'Udc resta blindata.
Anche il segretario cittadino del partito, Enzo Di Vittorio, mette in guardia gli alleati del centrodestra: «Un asse Pd-Udc? Continuiamo ad essere incardinati in questa maggioranza, ma nessuno può chiederci di rinunciare alle nostre idee».