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Data: 04/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi: licenziare Varrassi è inevitabile. Per il governatore «la fiducia in lui non c’entra e la politica neanche, è una procedura che va avviata per legge»

IL PD ATTACCA la regione La giunta prima lo ha confermato e poi ha fatto dietrofront Ora le conseguenze del contenzioso le pagheranno i cittadini

TERAMO Se il direttore generale della Asl Giustino Varrassi si prepara a rintuzzare con tutti i mezzi a sua disposizione – prima le controdeduzioni, poi eventualmente le vie legali – il suo siluramento da parte della Regione, dall’altra parte Gianni Chiodi ribadisce che la procedura di rescissione del contratto (avviata a causa delle inchieste penali che investono Varrassi) è ineluttabile. Chiodi, a dire il vero, è molto riluttante a rilasciare dichiarazioni sulla vicenda. Il piccolo show recitato venerdì da un beffardo Varrassi davanti ai cronisti («Io non me ne vado, i funzionari regionali non possono sostituirsi ai giudici, non credo sia venuta meno la fiducia della giunta nei miei confronti»), e le prime reazioni di segno politico ad esso seguite, fanno fiutare al governatore puzza di trappola. Così Chiodi è sbrigativo: «Non mi va di fare polemiche e di parlare politichese su cose che riguardano aspetti amministrativi e giuridici, cose sulle quali non c’è margine per esercitare la discrezionalità politica. Quella dell’eventuale rescissione del contratto è una procedura che va fatta, va fatta per legge e basta». Ma la fiducia in Varrassi c’è o non c’è? «Non si tratta di fiducia. E non c’è alcuna contraddizione tra la valutazione intermedia positiva che abbiamo fatto su Varrassi a fine agosto e l’avvio di questa procedura di rescissione. Quella valutazione si basava sugli obiettivi raggiunti, le carte erano quelle. Poi l’eventuale interruzione del rapporto può intervenire in qualsiasi momento, ma ribadisco: non è politica. E non sto al solito gioco del centrosinistra, che vuole mettere la politica dappertutto». La battaglia legale che si profila alla Asl preoccupa il Pd. «Certamente la Asl ed i cittadini teramani subiranno dei danni. Chi pagherà queste somme, chi risarcirà Varrassi? Pagheranno come al solito i cittadini?», osservano i consiglieri regionali Claudio Ruffini e Peppino Di Luca, «noi riteniamo che a pagare debba essere Chiodi anche perché è stato lui, con la sua giunta, a riconfermarlo ed a difenderlo con ostinazione per poi ritornare sui propri passi. Adesso che hanno fatto la frittata vogliono farla mangiare ai teramani, noi invece pensiamo che Chiodi aveva tutti gli elementi a sua disposizione per non riconfermare subito Varrassi, come da tempo gli avevamo indicato. Adesso è troppo tardi per tornare indietro e vuole scaricare le sue colpe sullo stesso Varrassi e sui cittadini teramani. Questo è inaccettabile!». Secondo i consiglieri regionali del Pd la vicenda di Varrassi dimostra che la sanità teramana è fuori controllo, senza una vera direzione e con un manager sfiduciato e con procedimenti penali in corso. A questo punto Ruffini e Di Luca invocano un atto di responsabilità da parte di Varrassi. «Questa situazione di “paralisi” dovrebbe indurre secondo noi Varrassi a desistere ed a fare un passo indietro», dicono, «la sua questione contrattuale se la veda con Chiodi e la sua giunta, a noi interessa il destino e l’efficienza della direzione della Asl di Teramo. Deve però essere chiaro che Varrassi non può anteporre questioni personali o di natura contrattuale agli interessi generali dei cittadini teramani. La sua era e resta una nomina fiduciaria ed oggi deve prendere atto che nessuno ha più fiducia in lui, da ultimo (ma non solo)chi lo aveva nominato». Quindi, per il Pd, dovrebbe farsi da parte. I due consiglieri chiedono poi alla giunta regionale di riconoscere che «sulla vicenda Varrassi non ne hanno azzeccata una».

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