«Pressing per ricandidarmi. Alfano? Il meglio fico del bigoncio»
ROMA - La crisi, agli occhi di Silvio Berlusconi, prende corpo - almeno nelle sue devastanti dimensioni - con oltre un anno di ritardo. Tant’è che il Cavaliere individua in essa le ragioni del fallimento del suo governo solo rispondendo alle domande di Bruno Vespa per il rituale libro-intervista natalizio del presentatore. Nel quale l’ex premier manifesta il desiderio «di chiedere scusa agli italiani perché non ce l’ho fatta: la crisi ha cancellato i nostri sforzi, anche se noi abbiamo lasciato la disoccupazione al punto più basso degli ultimi vent’anni».
Berlusconi, con Vespa, parla anche del suo passo indietro, dicendo anche di aver pensato di non tornare neppure in Parlamento, ma - aggiunge - di «star ricevendo pressioni da tutti i miei per restare in campo come padre fondatore del movimento». D’altra parte, per il leader del Pdl, la rinuncia a correre per palazzo Chigi aveva due motivazioni: il «vero complesso da cui sono afflitti alcuni leader del centrodestra nei miei confronti», e «perché senza di me sarà più facile ricompattare gli elettori dell’area moderata in una sola coalizione». A questo proposito, Berlusconi sostiene inoltre che «Casini non può tradire una tradizione di alternativa alla sinistra che risale alla vittoria democristiana del ’48» e che «è scontato che il movimento di Luca di Montezemolo faccia parte del centrodestra».
Quanto alle primarie del Pdl, che il Cavaliere definisce «storiche» perché «dovranno scegliere il mio successore», Berlusconi vi vede un front runner che stacca tutti gli altri: «Alfano è il miglior protagonista oggi in circolazione, il meglio fico del bigoncio, come si usa dire. Non soltanto - aggiunge il leader azzurro - per le sue doti di intelligenza, ma anche per la sua correttezza e lealtà. Angelino è preparato, è coraggioso, è uno che mantiene la parola data». Malizioso Vespa gli chiede se il segretario pdl abbia recuperato «quel quid di cui lei gli contestava la mancanza?». Il Cavaliere sceglie la linea della smentita senza sfumature: «Non ho mai affermato nulla del genere. Prima smentivo le tante dichiarazioni fasulle che mi venivano attribuite tra virgolette, poi mi sono arreso...».
In perfetta sintonia con il leader azzurro e le sue analisi politiche, Renato Brunetta che a Berlusconi - oggi in rientro dalla breve vacanza kenyota - chiede di «restare, fare il presidente del partito e condurre la battaglia elettorale. Berlusconi - afferma l’ex ministro della Funzione pubblica - è una risorsa per il partito e per l’Italia». Poca l’attenzione che Brunetta sembra dedicare al tema delle primarie, che più d’uno, nel Pdl, considera non prive di rischi. Tra questi non è certo Alfano che nella consultazione del 16 dicembre vede «la strada migliore per rafforzare la linea politica del partito» e per sciogliere il nodo della leadership tra segretario e padre nobile del partito: «La strada - sottolinea Alfano - la segneranno le primarie, perché sarà il nostro popolo a indicare la leadership».
Qualche ombra in proposito la scorge il presidente del Senato Renato Schifani che, pur sostenendo le primarie come «atto di fortissima democrazia partecipativa», vede tuttavia, nelle discussioni sulle modalità di svolgimento, «qualche piccola nube che, spero si diradi al più presto». L’orizzonte è invece del tutto sgombro da perturbazioni per Fabrizio Cicchitto, che alle primarie attribuisce il compito «di passare da un partito autosufficiente perché fondato sul carisma di Berlusconi, ad un partito che si trasforma aprendo se stesso ad un nuovo rapporto con i cittadini. Quindi - osserva il capogruppo pdl alla Camera - non un partito apparato, ma un partito al quale è rimasta una sola via per rilanciarsi, quella di un rapporto diretto con la gente per rilanciare la sua battaglia di forza moderata alternativa alla sinistra». I maggiori dubbi sull’utilità delle primarie fioriscono invece tra gli ex An del dl. Un allarme lo lancia Mario Landolfi: «Sono un errore, ripensiamoci. Primarie prive di concorrenti realmente alternativi tra loro sarebbero una mera operazione di facciata. Utili tutt’al più a lucidare una semiarruginita capacità di mobilitazione degli apparati e delle nomenclature». A non temere lo strapotere del segretario nella corsa del 16 dicembre, è invece Daniela Santanchè: «Non ho paura di Alfano, anche se parte avvantaggiato perché il corpaccione del partito sta con lui. A me va bene così: io voglio la gente non il partito».