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Data: 05/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Resa dei conti nell’Idv. Di Pietro: omicidio politico. La base sul web inneggia a Ingroia premier. Spunta il simbolo: Basta!

ROMA - «Questa non è lotta politica, è un premeditato omicidio politico». Antonio Di Pietro dal suo blog sferra in contrattacco contro le critiche e gli attacchi di questi giorni. I fedelissimi pianificano una manifestazione pro Tonino. A sua volta, bolla come «indiscrezioni giornalistiche» le voci di una sua discesa in politica il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. In realtà, il variegato fronte anti-Monti è in forte movimento in vista delle elezioni politiche. Ingroia, teoricamente già pronto per la missione Onu in Guatemala, incassa l'apprezzamento del popolo di Facebook, che si scatena inneggiando al suo prossimo «candidato premier» sulla pagina della segreteria organizzativa dello stesso magistrato di Palermo sul social network. «E’ importante in questo eccezionale momento storico fare sentire la nostra vicinanza al dottor Ingroia», scrive uno, «se decidesse di fare questo percorso politico, noi siamo con lui». Molti altri i commenti di ugual tenore.
Dietro la gioia del popolo della Rete, però, c’è un ragionamento politico che Beppe Grillo e il suo guru Roberto Casaleggio stanno facendo: puntare a vincerle, le elezioni, non fare da semplice, quanto rumorosa, opposizione. Ecco perché serve un politico ormai esperto come Di Pietro, una volta sciolta l’Idv. Perfetto, per lui, potrebbe essere non già il ruolo di capo dello Stato, idea lanciata da Grillo sia come provocazione anti-Napolitano che per saggiare gli umori dei grillini, ma quello di capogruppo parlamentare riconosciuto tale sulla base della molta esperienza. A corredo della mini-coalizione che nascerebbe intorno all’asse Grillo-Di Pietro, altre formazioni minori, ma che, una volta ripulite – proprio come succederà nell’Idv - dalle facce della «vecchia politica», concorrano a ottenere il premio di maggioranza. Si va da pezzi della Fiom-Cgil al fronte referendario anti-Casta e anti-modifiche dell’art. 18 già depositati, a movimenti come quello dei professori di Alba, della Rete 28 Aprile di Cremaschi (ex-Fiom) e, anche, di Rifondazione comunista. Il cui segretario, Paolo Ferrero, ha da poco rotto la Federazione della Sinistra costituita con Salvi, Patta e Diliberto, prossimi a entrare nell’orbita del Pd, restando su posizioni antagoniste e ribelliste. Al contrario, Luigi De Magistris si prepara a schierare i suoi «arancioni» con il Pd e il centrosinistra, accogliendo anche i transfughi dipietristi.
Per tutti i Grillo-dipietristi, il diktat tassativo è non candidare «politici vecchi e impresentabili», ma unicamente facce giovani e fresche: operai della Fiat, esponenti dei movimenti No-Tav e simili, professori stimati. Posti per i parlamentari attuali pari allo zero virgola, però. Infatti, dentro l’Idv i nervi sono tesi fino allo spasimo. Mercoledì si terrà il primo redde rationem: l’assemblea dei dieci senatori e venti deputati dei due gruppi parlamentari. E’ partita una raccolta di firme per sfiduciare Massimo Donadi, capogruppo alla Camera e capofila dell’ala moderata, ormai già con i bagagli pronti per la scissione, ma che intende dare battaglia. Di Pietro, intanto, si difende dal suo blog blandendo Grillo («il suo successo ci spinge a migliorare»), assicura che non intende sciogliere l’Idv, ma anzi «restarne alla guida», e smentisce di avere già pronti logo e simbolo nuovi. In realtrà diversi dipietristi confermano di averli visti eccome: si tratterebbe di un «Basta!» scritto a caratteri cubitali, il cui bozzetto l’ex pm ha già fatto vedere a molti dirigenti del suo partito e che gli ha preparato Gianfranco Mascia. Storico fondatore di Bo-bi (Boicotta il Biscione), quando Berlusconi scese in campo, poi del Popolo Viola, oggi Mascia lavora proprio per l’Idv, di cui cura il sito Internet. Un altro perfetto trait d’union con Grillo, i grillini e l’idea di una nuova mini-coalizione.

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