Secondo la Cgil sono 50mila i senza lavoro in provincia non contando autonomi e piccoli artigiani
La disoccupazione giovanile a Teramo? «Una discesa senza fine» secondo la Cgil. Se i dati nazionali s’attestano al 35,1%, in provincia di Teramo si sfiora il 40%. «Parliamo ormai di gioventù perduta- dichiara il segretario provinciale Cgil, Giampaolo Di Odoardo- ; una generazione fuori dal mercato del lavoro che non può contrarre mutui, non potrà sposarsi, senza futuro e con un forte senso di vergogna». E al ministro Fornero, che ha concesso il bis versando le lacrime sui malati di Sla (la Cgil di Teramo a suo tempo già spedì polemicamente un cestino di cipolle) e che sulla scelta del lavoro ha chiamato i giovani italiani «choosy» (schizzinosi), Di Odoardo ricorda che all’Ikea di San Giovanni Teatino le domande erano 32 mila per soli 200 posti. «Ci dica il ministro dove possono andare a lavorare».
Aumenta dunque il numero complessivo dei disoccupati in generale: per la Cgil più di 50 mila nel territorio teramano, senza contare autonomi, piccoli artigiani, che in genere non accedono al sostegno a reddito.
Le ore di cassa integrazione a fine dicembre sfioreranno gli 11 milioni di ore, il 34% di tutte le forme di ammortizzatori sociali in Abruzzo, percentuale che corrisponde a ben 11.731 lavoratori espulsi dalle aziende da inizio anno. I dati della cassa integrazione per mobilità straordinaria (4,5 milioni di ore) che si registrano da noi, sono in pratica tre volte superiori che nelle altre province abruzzesi.
Aumenta il numero di quelli che Di Odoardo considera i «poveri in cravatta» non abituati a traumi del genere come la perdita di lavoro: la cifra s’aggira sul 15% degli espulsi dalle aziende.
La povertà avanza: «Il 27,8% delle famiglie teramane è da considerarsi povera (il 23% fino a qualche mese fa); l’aumento medio di tassazione pro capite (comprese benzina e bollette) è di +44% e le aziende chiuse in tre anni a Teramo sono passate da 993 di qualche mese fa a 1110. Inoltre, il 77% di pensionati che vive con meno di 600 euro al mese e il 92% delle aziende locali utilizza o ha utilizzato gli ammortizzatori sociali».
La Cgil teme per i mille posti che si perderanno nel Teramano per i tagli della spending review.