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Data: 06/11/2012
Testata giornalistica: Il Mattino
Salviamo il biglietto «Unico Campania»

NAPOLI Caro Direttore, vedo con piacere che il dibattito sul trasporto pubblico locale sta interessando sempre di più l'opinione pubblica. Desidero, a mia volta, toccare un aspetto che riguarda gli Enti preposti, molto attivi a richiedere aiuti finanziari al governo, ma che finora non mi sembra abbiano attuato interventi correttivi concreti per intervenire sul contenimento dei costi e sul recupero di efficienza delle aziende. Premesso che mi sembra un peccato d'ingenuità aspettarsi grandi supporti dal Governo che ritengo pressato per gli stessi motivi da una miriade di altri Enti, temo il rischio che gli eventuali maggiori fondi possano essere ingoiati dalla disorganizzazione complessiva del sistema senza apportare miglioramenti. Mi viene allora spontaneo pensare che è prioritario fare da sé e sollecitare in qualche modo le Amministrazioni locali a chiarire lo scenario reale del settore, quali sono le scelte che intendono fare per risolvere le profonde problematiche e in che tempi. A tal proposito, da cittadino consapevole, mi sia permesso di fare alcune considerazioni e rivolgere qualche richiesta di chiarimento ai soggetti interessati. La prima domanda è rivolta alla Regione per sapere se e quando crede di dare un assetto più moderno e razionale al servizio attraverso "l'accorpamento" opportuno delle centinaia di Società di TPL attualmente operanti in Campania, fondamentale provvedimento per tagliare costi insostenibili ed aumentare i ricavi. Ciò consentirebbe, nello stesso tempo, di sostenere e sviluppare un sistema integrato ed equilibrato di mobilità, sia nello spazio mediante "nodi di interscambio", sia nel tempo mediante "integrazione degli orari" delle diverse modalità di trasporto. La seconda domanda, rivolta alle Aziende, è racchiudibile nello slogan "far funzionare bene quello di cui si dispone", ovverosia fornire una adeguata informazione all'utenza in termini di percorsi, di linee, di orari di passaggi alle fermate e, almeno, di partenza dai capilinea. Per il trasporto su gomma in città, data la scarsità persistente di bus, se non si creda opportuno o addirittura necessario adottare il provvedimento di "più mezzi su linee brevi", piuttosto che linee lunghe servite da pochi mezzi, sistema caratterizzato da percorsi spesso coincidenti per ampi tratti, lunghe attese e vulnerabile agli imprevisti. Terzo, mantenere in vita il biglietto "Unico Campania", anzi potenziarne la distribuzione affidandola anche a soggetti mai interessati (per es. scuole, enti pubblici, tutti gli esercizi commerciali, portieri degli stabili) e combattere la forte evasione anche per mezzo degli autisti, opportunamente coinvolti. Una modesta proposta per la musica a Napoli Sergio Majocchi Consigliere CPU NAPOLI mi permetto di intromettermi nello scambio di opinioni sulla musica classica a Napoli originato dall'articolo di Valanzuolo e proseguito con l'intervento di eminenti personaggi del mondo musicale. Intervengo come Consigliere del Coro Polifonico Universitario "Federico II". Anch'io ho avvertito recentemente una sensazione di poco entusiasmo, da parte del pubblico napoletano, tuttavia non comprendo il giudizio di Gaetano Russo, validissimo presidente di una importante compagine orchestrale, quando accusa Scarlatti e San Carlo di tamponare la crescita della musica in città. L'Associazione Scarlatti organizza stagioni di elevatissimo livello oltretutto con prezzi estremamente accessibili. Sul San Carlo invece si può fare qualche obiezione sui prezzi. Nonostante abbia un pò variato la politica del botteghino, continua ad avere mediamente biglietti troppo cari ed alcuni concerti, i più prestigiosi, restano inavvicinabili per un'ampia fetta di pubblico. In più ha presentato una buona stagione sinfonica ma una lirica che si prospetta mediocre e questa è evidentemente anche la conseguenza della incresciosa mancanza di un Direttore Artistico, figura fondamentale per la programmazione di un Teatro. Eppure il San Carlo ha organici (orchestra e coro) di altissimo livello ed un ottimo nuovo direttore stabile. Ma torniamo al discorso del pubblico. Perchè ce ne è poco? Io valuterei due aspetti: quello della crisi economica e quello, più complesso da comprendere, dell'atmosfera sopita della vita culturale napoletana. All'epoca del primo Bassolino si riempivano le sale, si partecipava a mostre, si viveva un momento di entusiasmo popolare nei confronti della cultura. Oggi non c'è un evento significativo, Capodimonte sonnecchia sugli allori, la Sovrintendenza dice che non ha soldi e le splendide mostre del passato, magnificamente allestite, restano un mesto ricordo. Il Madre, Museo all'Avanguardia, orgoglio della città, si è spento per incresciose diatribe politiche. Eppure, nell'Arte come nella Musica, a Napoli ci sarebbero realtà brillantissime. Tutto questo contribuisce a ridurre l'entusiasmo della gente che si riflette anche in una scarsa partecipazione ai concerti. Mi piacerebbe se si realizzasse un tavolo comune per rilanciare la cultura a Napoli e la musica in particolare, quella musica che in passato ha rappresentato uno dei massimi punti di sviluppo della città. Avanzo al Comune e alla Regione una proposta, forse paradossale in questo momento, quella di creare degli Assessorati alla Musica che possano dedicarsi esclusivamente a questo settore con la speranza anche di trovare fondi privati. Gli anticoncezionali in Francia e in Italia Paolo Izzo ROMA Mentre da noi ancora ci si chiede che cosa sia esattamente la pillola anticoncezionale, visto che ogni campagna di informazione in materia è vietata o boicottata manco fosse un libro di Salman Rushdie nei Paesi islamici, in Francia quella invenzione rivoluzionaria viene addirittura "passata dalla mutua". Di più: non contenta di questo modernismo, la ministra della Sanità d'Oltralpe, Marisol Touraine, l'ha appena resa completamente gratuita per le minorenni tra i 15 e i 18 anni, che potranno richiederla persino anonimamente! Più che Oltralpe, le donne francesi vivono in un Oltremondo e in un Oltrefuturo: dipenderà soltanto dal fatto che da loro non passa il fiume Tevere e, di conseguenza, non esiste nemmeno un Oltretevere?

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