PESCARA Dopo quasi 19 mesi di udienze, la deposizione di circa 300 testimoni tra accusa e difesa e l’esame di alcuni dei 24 imputati del processo per presunte tangenti in Comune il presidente del collegio Antonella Di Carlo, alle 13 di ieri, ha dichiarato chiuso il dibattimento e stabilito il nuovo calendario che porterà, nei primi mesi del 2013, alla sentenza per l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, il suo ex braccio destro Guido Dezio e gli altri 22 imputati nel processo Housework. Dopo l’ultima udienza di ieri in cui quattro imputati hanno risposto alle domande del pm Gennaro Varone e a quelle degli avvocati, il mese di novembre non ospiterà più udienze per dare tempo al pm di prepararsi alla requisitoria che inizierà il 3 dicembre e occuperà anche le udienze del 10 e del 17 dicembre. A gennaio, ogni lunedì a partire dal 7, toccherà alle arringhe degli avvocati a cui saranno riservate, per il momento, quattro udienze. Quindi, il processo le cui udienze sono iniziate nell’aprile 2011, potrebbe concludersi tra febbraio e marzo. Intanto, ieri, è stato il turno di altri quattro imputati sottoporsi all’esame della procura e dei rispettivi legali: l’imprenditore Enzo Perilli, l’ex dirigente dell’area tecnica del Comune Giampiero Leombroni e gli ex consulenti esterni Francesco Ferragina e Marco Mariani. Il geometra Leombroni è accusato di corruzione e di turbativa d’asta nella vicenda dell’appalto dell’area di risulta che chiama in causa gli imprenditori imputati Carlo e Alfonso Toto. Leombroni ha lavorato in Comune dal 2003 al 2005, poi si è dimesso «per la mole di lavoro e per contrasti con l’ex sindaco dovuti allo stress per il lavoro» e quindi, nel giugno 2006, ha iniziato a lavorare con Toto. Rispondendo alle domande del suo avvocato Vincenzo Di Girolamo, il geometra ha ripercorso l’iter dei suoi incarichi e si è difeso dicendo di aver agito in maniera regolare. «Nel periodo in cui non lavoravo più per il Comune», ha spiegato, «il sindaco mi chiese, proprio perché ero un esperto della materia, di capire perché la gara per l’area di risulta era andata deserta. Feci dei piccoli studi, cercando di abbattere i costi e, ad esempio, ridimensionando la mediateca». All’epoca delle indagini vennero sequestrati a Leombroni alcuni appunti ma il geometra ha detto «che quelle cifre scritte non sono quelle entrate nel secondo bando dell’area di risulta». Se per l’accusa Leombroni avrebbe avvantaggiato i Toto nella predisposizione del bando, per il geometra, come ha detto in aula, «quelle cifre sugli appunti sono difformi da quelle entrate nel bando» aggiungendo, inoltre, di aver iniziato a lavorare con Toto «tra il 1969 e il 1971. Toto non era interessato a quell’appalto», ha proseguito l’ex dirigente, «ma era stato convinto dal figlio intenzionato a fare qualcosa per la città». A interrogare l’ex consulente e avvocato Mariani, imputato per la vicenda dell’appalto dei cimiteri, è stato il suo avvocato Ernesto Torino-Rodriguez. Rispondendo alle domande, Mariani ha detto: «Non ho mai ricevuto pressioni da D’Alfonso per favorire un’impresa rispetto a un’altra e non ho mai riscontrato irregolarità nella procedura dei cimiteri. Il compenso della mia consulenza», ha concluso, «è stato poi pagato dal Comune e dall’aggiudicatario non sui miei conti personali ma su quello dello studio».