La replica: «No al gioco della torre, il dialogo con il centro serve»
ROMA - «All’Udc che chiede al Pd l’esclusione di Sel dall’alleanza deve rispondere Bersani». La sfida lanciata al segretario democrat, in piena campagna delle primarie, è di Nichi Vendola, che spera di biodegradare prima delle prossime elezioni il triangolo Pd-Udc-Sel a una liaison esclusiva Pd-Sel. E se non bastassero le lusinghe, il governatore pugliese dipinge a fosche tinte un’eventuale scelta a lui sfavorevole: «Se Bersani vuole solo guadagnare il governo senza guadagnare il cambiamento, se è disponibile a un programma mediocre, dove non si fanno passi avanti sui diritti civili e sulla giustizia sociale, allora andrà con Casini». A queste considerazioni il leader di Sel aggiunge il marchio della ditta, contrastante soprattutto con la linea Udc: «Tutti gli altri candidati alle primarie del Pd sono ambigui sulla necessità di rompere con le politiche liberiste dell’attuale governo. Sel vuole che l’agenda Monti sia stracciata e capovolta».
La replica di Bersani all’aut aut dell’alleato di sinistra: «Sto cercando di convincere Vendola, ma lui ne è già convinto, che il campo dei progressisti deve presentarsi in modo aperto e dialogante con tutte le forze europeiste di centro, anche moderato». Il segretario del Pd ribadisce che «questa volta non ci sarà un bis dell’Unione. Non faremo ammucchiate. Stiamo parlando di campi diversi che però devono dialogare, perché regali al fronte berlusconista non ne possiamo più fare».
Ma qualche problema il segretario del Pd sembra averlo anche nel suo stesso campo, dove cresce il forcing dei competitor nelle primarie, tra i quali Matteo Renzi che ha concluso ieri il suo tour nelle 108 Province italiane. E proprio sul sindaco di Firenze è nato un giallo per una frase di Bersani equivocata dai giornalisti. «Se divento premier faccio Renzi ministro», avevano battuto le agenzie attribuendo queste parole al leader democrat, il quale invece intendeva dire - come spiegato in seguito - che «le primarie sono per scegliere il candidato premier, non per fare bilanci e bilancini. Io parto dal presupposto che il giorno dopo dobbiamo aggiustare le cose. E non ho remore a immaginare che chi vota Renzi, Renzi stesso, possa poi essere utile al Paese». Bersani aggiunge che, a prescindere dall’esito delle primarie, intende restare alla segreteria del Pd solo fino al congresso del 2013 e non ricandidarsi comunque.
A breve giro di posta la risposta di Renzi: «Ho già detto in tutte le salse che, se perderemo le primarie, saremo leali con chi le ha vinte. Non ci inventeremo liste o giochi strani e io non farò né il parlamentare, né il ministro. Chi perde le primarie - conclude il sindaco - deve dare una mano a chi vince e non aspirare a premi di consolazione».
In serata, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, dice la sua anche Pier Ferdinando Casini che, sul problema delle alleanze, premette: «Tra moglie e marito non mettere il dito... Quello tra Bersani e Vendola è problema loro. E mi pare che Pier Luigi abbia già scelto, visto che fa le primarie con Vendola. Io organizzo un campo diverso, quello dei moderati». Che, però, il leader Udc, alla stessa maniera di Bersani, spera che possa essere protagonista «dell’importante incontro con i progressisti». Della cui collaborazione, osserva Casini, «ha bisogno un Paese lacerato come il nostro che solo un anno fa, prima della cura Monti, era sull’orlo del baratro». Rinnovato l’annuncio di una Lista per l’Italia, di cui «l’Udc sarà parte integrante», Casini sottolinea diverse scelte fatte dai centristi nell’amministrazione di Regioni e Comuni, spesso in sintonia con il Pd e in «netta contrapposizione» con Sel. Richiesto di esprimere un parere sulle primarie democrat, il leader Udc la mette così: «Nelle primarie del Pd sarebbe meglio che vincesse un candidato del Pd e non uno di un altro partito...». Ma poi rifiuta di pronunciarsi a chi, tra Bersani e Renzi, vadano le sue preferenze: «Non voglio svantaggiare nessuno». Risposta un po’ democristiana obietta Lilli Gruber, «Beh - è la replica sorridente di Casini - il lupo perde il pelo e non il vizio...».
Una mano al dialogo coi centristi la dà anche Massimo D’Alema, ricordando a Vendola che, nel suo ruolo di governatore della Puglia, «ha spesso potuto contare sulla benevolenza dell’Udc. Questo è un fatto, poi - osserva D’Alema - la propaganda, anche se legittima, è un’altra cosa».